La Scrittura come Terapia

SCRIVERE E’ SEMPRE NASCONDERE QUALCOSA

IN MODO CHE POI VENGA SCOPERTO.

(ITALO CALVINO)

Scrivere fa bene.

Esprimere noi stessi fa bene e noi, scrivendo,  esprimiamo noi stessi.

Mettendo nero su bianco i nostri pensieri,  tiriamo fuori le nostre emozioni, evitando un lavoro in più alla nostra mente e al nostro corpo, prevenendo gli effetti negativi causati da pensieri e stati d’animo trattenuti.

Che sia un diario, un esercizio guidato da un professionista, la stesura di un racconto o un post sul nostro blog, scrivere permette di lasciar andare emozioni forti che sarebbe stato ben difficile esprimere altrimenti.

Le parole sulla carta, assumono un altro valore, diventano compagne di un viaggio da vivere, si arricchiscono, assumono spessore, ci parlano di noi più di quanto noi pensassimo nel momento in cui le abbiamo tirate fuori dalle nostre penne ( o battere di dita) per metterle su carta, tangibile o no che essa sia.

I benefici dello scrivere sono ormai riportati da ricerche, riviste scientifiche e non solo, da psicologi e professionisti in tutto il mondo.

Scrivere crea, esprime, racconta.

Crea mondi dove possiamo ritrovare il senso del nostro.

Esprime emozioni che sarebbero state prigioniere di vari generi di inibizioni.

Racconta la nostra vita e ci aiuta a darle un significato, rendendoci maggiormente consapevoli di quanto ci accade.

ESEMPIO. Carrie Bradshaw, il personaggio protagonista della celebre serie tv “Sex and The City” affronta, scrivendone nella sua rubrica giornalistica, la sua vita da donna single alla ricerca dell’amore, cercando di dare significato e comprendendo meglio, fallimenti e vittorie personali. Non è un caso che, la fortunata creatrice di questo personaggio,  Candace Bushnell, abbia scelto per la sua eroina le sue stesse iniziali, attraverso Carrie noi scopriamo anche qualcosa di Candace proprio mentre Candace scopre qualcosa di se stessa.

In molti casi, basta pensare alla Medicina Narrativa e al suo ampio sviluppo in questi ultimi anni, scrivere aiuta chi vive un dolore, una sofferenza, una malattia.

CHI SCRIVE DURANTE LA MALATTIA NON SEMPRE SA PERCHE’ LO FA, MA LA SCRITTURA, SEMPRE AUTOBIOGRAFICA, SEMBRA RISPONDERE AD UN BISOGNO URGENTE DI RIMETTERE INSIEME ELEMENTI E RICORDI DELL’ESISTENZA.

DUCCIO DEMETRIO (Raccontarsi, l’autobiografia come cura di sé, Ed. Cortina)

James W. Pennebaker, psicologo americano, da anni studia il potere della scrittura in situazioni di stress, pubblicando, tra gli altri, un testo presente anche in Italia (“Scrivi cosa ti dice il cuore”, 2004, ed.Erikson). Le conclusioni in cui arriva lo studioso sono che, tanto l’inibizione delle nostre emozioni può ferirci, tanto esprimerle scrivendo può darci benefici.

Nello specifico, lavorando con persone che avevano vissuti esperienza traumatiche, Pennebaker rileva che il 70% , a distanza di tempo, aveva affermato che “scrivere è servito per capire meglio sia il fatto traumatico che se stesso” promuovendo una nuova comprensione di sè.

Inoltre scrivendo, scopriamo punti di vista differenti sugli stessi accadimenti, una sorta di nuovo sguardo a quello che ci è successo,  uno sguardo che ci permette di stabilire nuove connessioni, nuove riflessioni, cambiando anche profondamente il nostro ricordo da quanto vissuto. Questo ci sostiene in un altro bisogno fondamentale, dare senso alla vita intorno a noi, capire come sono andate le cose, dare un significato a quanto accaduto.

ESEMPIO. Rivivendo la vita del padre Bruce, la disegnatrice Alison Bechdel, autrice del libro/graphic novel “Fun Home” ricostruisce la sua relazione vissuta con lui, riempie le distanze e offre un nuovo senso a quello che li legava e allontanava insieme. Un padre che non è stato un eroe, forse un padre morto suicida, ma un padre che “Era lì, pronto a prendermi, quando ho spiccato il volo”.

Scrivere fa bene.

Stephen King, conosciuto come re dei romanzi horror ma ottimo scrittore a prescindere, nel suo libro “On Writing, autobiografia di un mestiere” scrive una cosa semplicissima: “saper scrivere è seducente”. Bene.  Possiamo anche mettere tra parentesi il (saper) e ripetere, tutti insieme, che scrivere è seducente. Sedurre, etimologicamente, ci porta al significato di portare via, condurre altrove. In quel lontano, spesso ci siamo noi, con parole ed emozioni che resterebbero mute senza la liberazione della scrittura.

SCRIVERE E’ VIAGGIARE SENZA LA SECCATURA DEI BAGAGLI

(EMILIO SALGARI)

Aggiungerei che, se mancano i bagagli tangibili, siamo certamente “carichi” di bagagli interiori, fatti di parole da dire, emozioni da raccontare, storie che è bene salgano alla superficie  del foglio per darci la possibilità di godere di noi, di scoprire aspetti nuovi della nostra vita, di viaggiare dentro la nostra vita come esploratori in territori che scopriremo tutti da conoscere.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

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Cosa posso fare scrivendo…

L’uomo non ha una natura ma una storia.
L’uomo non è altro che dramma. La sua vita è qualcosa che deve essere scelto, inventato a mano a mano che si svolge: essere umani è essenzialmente questa scelta e questa invenzione. Ogni essere umano è l’autore di se stesso e pur essendo libero di scegliere se essere uno scrittore originale o un plagio, è comunque obbligato a scegliere.
Josè Ortega Y Gasset
LA PENNA E’ LA LINGUA DELL’ANIMA
(Miguel de Cervantes)
Scrivere non è solo per gli scrittori di professione. Forse loro sanno farlo molto meglio di altri, ma mettere le proprie parole e i propri pensieri su carta possiamo farlo tutti, tutti in maniera diversa, possiamo essere scrittori. Come strumento di maggiore conoscenza di sé, la scrittura ha il privilegio di essere accessibile a tutti, basta un pezzo di carta, reale o virtuale, e qualcosa per tracciare i propri pensieri sul foglio. Ogni piccolo esercizio di scrittura ci pone davanti a noi stessi, dalla pagina del diario alla lista della spesa, tutto racconta chi siamo.
Scrivere è un esercizio utile sotto numerosi punti di vista.
Scrivere fa Bene...
  • CONOSCERSI MEGLIO –  Scrivere aiuta a conoscerci meglio, entrando più profondamente in relazione con noi stessi. Raccontarci ci svela i segreti che abbiamo nascosti anche a noi stessi, ci fa scoprire i motivi di alcune nostre scelte, ci chiarisce chi siamo. Scrivendo la propria storia, ci formiamo su quello che siamo. Impariamo da noi. Anche quello che abbiamo giudicato negativo, potrebbe cambiare di segno dopo averlo raccontato come un racconto, una pagina di diario, una storia scritta e/o disegnata. Sappiamo bene che “Andare sulla luna, non è poi così lontano. Il viaggio più lontano è quello all’interno di noi stessi.” come scriveva Anaïs Nin, ma resta questo il viaggio più affascinante che possiamo intraprendere.
  • LASCIARE FIORIRE LE EMOZIONI – Emozioni forti, difficili da raccontare, possono essere elaborate ed espresse attraverso l’esercizio della scrittura. La poesia è spesso un fluire di emozioni che finalmente trovano modo di raccontarsi. Il racconto autobiografico, mette in contatto con le emozioni vissute, rendendole riconoscibili, gestibili, infine amabili. Mettendo per iscritto gli episodi della propria vita, si riesce a cogliere emozioni forti che facilmente sarebbero state inibite e nascoste altrimenti. Se proviamo delle emozioni negative, come la rabbia,  scriverle è come se le sgonfiasse fino a potercene liberare. Non sono più un fardello insopportabile, possiamo imparare a farne a meno, senza che diventino una minaccia.
  • COLTIVARE LA PROPRIA GRATITUDINE PER STARE BENE  (ma dire “Grazie” a voce è anche meglio) – In un esperimento del 2013, riportato in un video, il sito americano Soul Pancake realizzava un piccolo esperimento sulla gratitudine all’interno del contenitore “The Science of Happiness”. Dopo aver intervistato soggetti a cui si chiedeva di ricordare a chi erano grati per l’influenza positiva avuta sulla loro vita, i soggetti dovevano scrivere a questa persona e, se avevano piacere di farlo, chiamarla. Se la contattavano telefonicamente, le leggevano (o alla sua segreteria) la lettera di gratitudine scritta. Il grado di felicità di chi scriveva aumentava fino al 4% e addirittura fino al 19% se si sentiva la voce dell’altra persona. Un semplice modo per sperimentare come esprimere la nostra gratitudine ci renda in fretta persone più felici. Ringraziare fa sentire meglio. Molti tengono un vero e proprio Diario della Gratitudine dove dire grazie in generale per quanto di bello, sorprendente o anche solo piacevole sia accaduto giorno dopo giorno. Il benessere che se ne guadagna è fisico, testato da diverse ricerche del settore. Basta citare il Professore Associato di Psicologia , Jeffrey J. Froh che allenando i suoi studenti ad annotare i motivi di gratitudine, ha potuto registrare come questi avessero migliori risultati e miglior vita sociale di quelli che non avevano scritto con questo compito.
  • DIVENTARE CONSAPEVOLE  – Scrivere ci rende più consapevoli di quello che siamo e di quello che proviamo come dei nostri bisogni. Il nostro fine è mantenere un buon equilibrio, rispettando le nostre aspettative sulla nostra vita. Capita che ci siano che quello che facciamo risponda anche ad altre leggi, quelle degli altri, della nostra famiglia, di quanti importanti sono intorno a noi. Chi vogliamo fare felice quando viviamo la nostra vita? Le nostre scelte sono realmente nostre? Di cosa abbiamo bisogno (approvazione, controllo, riconoscimento etc)?   Tenendo un diario, scrivendo le nostre esperienze, analizzando diversamente le nostre azioni, arriviamo a capire dove ciò che siamo si intreccia con la storia prima di noi e in quale punto è bene sciogliere il nodo e andare liberi.
  • TROVARE NUOVE STRATEGIE PER RISOLVERE VECCHI PROBLEMI – Scrivere offre un punto di vista nuovo a quanto sperimentato e vissuto. Questo permette di trovare possibili soluzioni a problemi che si stanno valutando. Fare sempre le stesse cose, darà sempre gli stessi risultati, quindi, guardare diversamente, quanto pensiamo di conoscere già, ci offre nuove soluzioni e una vasta gamma di alternative mai esplorate. Una volta che abbiamo scritto il racconto del nostro problema, o anche solo girandoci intorno, è facile si arrivi ad esclamare “Non l’avevo mai vista così!”  riuscendo ad intravedere anche un piccolo spazio di novità. Quello stesso spazio, ci permetterà di fare manovra, fino a muoverci verso nuove possibilità. Non per niente, in generale, l’allenamento della capacità di risolvere problemi sfrutta spesso lo scrivere  per affrontare le parti di un problema, fino a scomporlo  in elementi risolvibili e maneggevoli. Pensiamo anche solo a quanto sia utile fare la lista della spesa per risolvere il problema degli acquisti in casa e a come senza rischiamo spesso di perdere/dimenticare ingredienti fondamentali per risolvere una serata e non solo.
  • SUPERARE TRAUMI E SOFFERENZE DELLA VITA- Eventi traumatici possono essere superati scrivendone. Scrivendo entriamo direttamente in contatto con le ferite della nostra vita, restiamo in loro compagnia finché non diventano parte accettata e accettabile di noi. Concretamente, scrivere diminuisce il cortisolo nel sangue, l’ormone dello stress. Ce lo raccontano diverse ricerche, una del 2008, pubblicata sul British Journal of Psychology, mostra come persone con un disturbo post-traumatico da stress migliorano se scrivono quello che vivono rispetto a chi non lo fa. Certo non si guarisce dal disturbo, ma, riportano gli autori, Smyth, Hockemyer, Tulloch (art. originale “Expressive writing and post-traumatic stress disorder: effects on trauma symptoms, mood states, and cortisol reactivity.“), è chiaro il valore positivo della scrittura rispetto agli effetti del trauma sull’umore e il livello di cortisolo. Tenere un diario, raccontare per iscritto la propria malattia, migliora la reazione al cambiamento che la malattia porta con sé. Ci permette di restare vicini a noi stessi, senza scappare nella paura o nella negazione. Scrivere di quanto ci accade ci aiuta a dargli un senso e quindi a farlo nostro, a dargli un posto a tavola nella nostra vita.  Chi scrive reagisce meglio al trauma.
    Inoltre, scrivere ci porta fuori dal dolore attraversandolo. Un piccolo libro come “Diario di un dolore” di C.S. Lewis, ben più famoso come autore de “Le Cronache di Narnia”, è l’esempio di come, scrivere aiuti a tirar fuori la sofferenza traumatica di un lutto. L’autore lo ha scritto dopo la morte della moglie amata e ancora oggi, sono molti a leggerlo per trovare le parole che possano accompagnare un dolore che sembrerebbe indescrivibile, insieme alla fatica di reagire. Dal testo: “l dolore di un lutto è come una lunga valle, una valle tortuosa dove qualsiasi curva può rivelare un paesaggio affatto nuovo. Come ho già notato, ciò non accade con tutte le curve. A volte la sorpresa è di segno opposto: ti trovi di fronte lo stesso paesaggio che pensavi di esserti lasciato alle spalle chilometri prima. E’ allora che ti chiedi se per caso la valle non sia una trincea circolare. Ma no. Ci sono, è vero, ritorni parziali, ma la sequenza non si ripete”.  Così come aiuta ad accettare la malattia, scrivere il proprio dolore, aiuta a superarlo e andare avanti.
  • DARE VALORE ALLA PROPRIA ESPERIENZA – Scrivendo si guadagna anche in autostima. D’accordo con l’idea che “ogni vita merita un romanzo”, titolo del bellissimo lavoro dello psicoterapeuta Erving Polster, possiamo dire che, rendersi conto della bellezza della propria vita ci aiuta  ad apprezzare noi stessi, ci accompagna a riconoscere le nostre risorse, migliorando quello che pensiamo di noi. Avere fiducia in sé stessi spalanca le ali ad un volo libero nella propria esperienza. Inoltre, avere chiari i propri obiettivi, cosa che accade scrivendo, rende più incisivi ed efficaci, una risorsa che può essere utile in diversi campi, da quello lavorativo a quello sentimentale, familiare. Definire il racconto della propria esistenza, ci rende protagonisti di eventi epici, che non sempre avevamo vissuti nella loro grandezza. I grandi cattivi, i potenti buoni, i segreti, i talismani, i miti che sono vivi in ogni famiglia, diventano una storia avvincente dentro cui ci siamo mossi a lungo, in cui possiamo scegliere quale il prossimo passo da fare.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

Le parole sono importanti

Badate al senso, e le parole andranno a posto per conto proprio.

Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, 1865

Sembra che non si possa non comunicare, eppure farlo nel migliore dei modi necessità attenzione e cura. Nei più semplici scambi, nelle conversazioni più intricate e difficili, nel modo in cui parliamo a  noi stessi, in ogni nostra comunicazione le parole sono importanti.

La parola giusta al momento giusto può fare la differenza.

Se impariamo le nostre parole riusciamo con il tempo a destreggiarci in situazioni e conversazioni difficili. Questo significa, allo stesso tempo, riconoscere le emozioni che accompagnano l’uso che facciamo delle nostre parole. Certamente le cose più importanti sono anche le più difficili da dire. Ma saperlo è un un inizio, possiamo partire da lì.

Per lo scrittore Gustave Flaubert, autore della celebre Madame Bovary,  la parola è “una specie di laminatoio che affina i sentimenti”, molti riconoscono la magia delle parole così come il potere che si racchiude in esse, un potere che ferisce profondamente e diventa un’arma. Un altro scrittore, Hanif Kureishi ritiene cheLe parole sono come azioni e fanno accadere le cose. Una volta che sono uscite dalla bocca non puoi più farle rientrare.” (Nell’Intimità, 1998). Possiamo dire che non sia così? Per una frase mal detta ci siamo ritrovati molte volte affranti e doloranti. Una parola crudele, lanciata con nonchalance nei nostri confronti, ci ha spesso irrigiditi, feriti, messi in un angolo. Perchè le parole non possono essere riportate indietro, restano chiare e violente nel bene e nel male dentro di noi.

Con quali parole ci parliamo? Con quali ci descriviamo? 

Durante il mio lavoro, mi trovo a volte a fare una scoperta sconcertante. In realtà porta sconcerto alle persone che incontro, io ammetto di essere meno sorpresa. Quando chiedo alle persone di descriversi gli sguardi e i silenzi, che arrivano come risposta, sono molto eloquenti. Eppure, sembrerebbe un esercizio facile. Alle elementari chi non ha scritto un tema dal titolo, più o meno invariato, di “Mi presento”? Ebbene, dimentichiamo come presentarci. Molti non riescono a descriversi se non con quello che si dice di loro o credono si debba dire di loro. Un semplice mi presento, diventa l’occasione di scoprirsi o ri-scoprirsi. L’inizio di una nuova avventura dove possiamo scegliere tutte le parole.

Spesso usiamo le parole che altri hanno deciso per noi. Ci diamo dei goffi, degli incapaci, dei perfetti  o degli impeccabili perchè ci hanno detto che è così che siamo. E quelle parole diventano noi. Saremo sempre più goffi, ci sentiremo sempre più incapaci o perfetti e, sappiatelo, non è  una condanna meno violenta, a ben guardare.

Imparare a riconoscere le nostre parole, ci aiuta a costruirne di nuove, migliori, stavolta realmente nostre. Quando ci descriviamo, usiamo con facilità le parole degli altri, ammettendole come nostre. Non sempre il come vorremmo raccontarci corrisponde a come, invece, ci raccontiamo. Se è vero che le parole sono azioni, dobbiamo fare in modo di agire per stare bene. Imparare a riconoscere il nostro vocabolario sarà di molto aiuto.

Scrivere ci esercita a vederci oltre quello che ci hanno detto che siamo.

Nel riflesso di quanto annotiamo giorno dopo giorno, scorgiamo quello che siamo e impariamo a usare nuovi aggettivi. Inizialmente possiamo anche solo esercitarci a immaginare cosa accadrebbe spostandoci da incapace a capace, trasformando poi le parole in azioni.

Le parole sono importanti, parafrasando Nanni Moretti, regista sempre attento all’uso di ogni singolo aggettivo, chi scrive male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.