Le parole sono importanti

Badate al senso, e le parole andranno a posto per conto proprio.

Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, 1865

Sembra che non si possa non comunicare, eppure farlo nel migliore dei modi necessità attenzione e cura. Nei più semplici scambi, nelle conversazioni più intricate e difficili, nel modo in cui parliamo a  noi stessi, in ogni nostra comunicazione le parole sono importanti.

La parola giusta al momento giusto può fare la differenza.

Se impariamo le nostre parole riusciamo con il tempo a destreggiarci in situazioni e conversazioni difficili. Questo significa, allo stesso tempo, riconoscere le emozioni che accompagnano l’uso che facciamo delle nostre parole. Certamente le cose più importanti sono anche le più difficili da dire. Ma saperlo è un un inizio, possiamo partire da lì.

Per lo scrittore Gustave Flaubert, autore della celebre Madame Bovary,  la parola è “una specie di laminatoio che affina i sentimenti”, molti riconoscono la magia delle parole così come il potere che si racchiude in esse, un potere che ferisce profondamente e diventa un’arma. Un altro scrittore, Hanif Kureishi ritiene cheLe parole sono come azioni e fanno accadere le cose. Una volta che sono uscite dalla bocca non puoi più farle rientrare.” (Nell’Intimità, 1998). Possiamo dire che non sia così? Per una frase mal detta ci siamo ritrovati molte volte affranti e doloranti. Una parola crudele, lanciata con nonchalance nei nostri confronti, ci ha spesso irrigiditi, feriti, messi in un angolo. Perchè le parole non possono essere riportate indietro, restano chiare e violente nel bene e nel male dentro di noi.

Con quali parole ci parliamo? Con quali ci descriviamo? 

Durante il mio lavoro, mi trovo a volte a fare una scoperta sconcertante. In realtà porta sconcerto alle persone che incontro, io ammetto di essere meno sorpresa. Quando chiedo alle persone di descriversi gli sguardi e i silenzi, che arrivano come risposta, sono molto eloquenti. Eppure, sembrerebbe un esercizio facile. Alle elementari chi non ha scritto un tema dal titolo, più o meno invariato, di “Mi presento”? Ebbene, dimentichiamo come presentarci. Molti non riescono a descriversi se non con quello che si dice di loro o credono si debba dire di loro. Un semplice mi presento, diventa l’occasione di scoprirsi o ri-scoprirsi. L’inizio di una nuova avventura dove possiamo scegliere tutte le parole.

Spesso usiamo le parole che altri hanno deciso per noi. Ci diamo dei goffi, degli incapaci, dei perfetti  o degli impeccabili perchè ci hanno detto che è così che siamo. E quelle parole diventano noi. Saremo sempre più goffi, ci sentiremo sempre più incapaci o perfetti e, sappiatelo, non è  una condanna meno violenta, a ben guardare.

Imparare a riconoscere le nostre parole, ci aiuta a costruirne di nuove, migliori, stavolta realmente nostre. Quando ci descriviamo, usiamo con facilità le parole degli altri, ammettendole come nostre. Non sempre il come vorremmo raccontarci corrisponde a come, invece, ci raccontiamo. Se è vero che le parole sono azioni, dobbiamo fare in modo di agire per stare bene. Imparare a riconoscere il nostro vocabolario sarà di molto aiuto.

Scrivere ci esercita a vederci oltre quello che ci hanno detto che siamo.

Nel riflesso di quanto annotiamo giorno dopo giorno, scorgiamo quello che siamo e impariamo a usare nuovi aggettivi. Inizialmente possiamo anche solo esercitarci a immaginare cosa accadrebbe spostandoci da incapace a capace, trasformando poi le parole in azioni.

Le parole sono importanti, parafrasando Nanni Moretti, regista sempre attento all’uso di ogni singolo aggettivo, chi scrive male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.


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