Se un week end di Novembre dei viaggiatori (di storie)…

L’esperienza si compie quando viene narrata

Paolo JEDLOWSKI

Le emozioni sono come il Natale del famoso spot. Quando arrivano, arrivano. Allora te le godi, ci stai dentro rintanata come in una coperta calda davanti al camino mentre fuori piove e tutto va bene così. Ecco. Dopo aver vissuto il primo week end di Scrittura Nuda ci siamo sentite un po’ così, anzi ci siamo sentite proprio così.

L’esperienza fatta a TORINO si è poi infilata tra le cose del dopo (ordina, sistema, pulisci, organizza il giorno che viene, fai la lista delle cose che ci eravamo dimenticate di comprare, cose così), un morbido cuscinetto alla concretezza della settimana che corre, con i suoi impegni e i chilometri da fare per tornare a casa. Ma, parafrasando Leo Longanesi, che parlava in vero di idee, anche ogni emozione deve trovare il suo posto a sedere o è capace di fare la rivoluzione.

Quindi, complici lunghe telefonate, abbiamo deciso di riportare qualcosa rispetto a questa prima esperienza, perchè in fondo a chi va via rimane il lavoro creato durante il laboratorio invece, noi, restiamo un poco orfane. Certo non del tutto, abbiamo i nostri appunti sulla lavagna, un bel sorriso sulla labbra e molti spunti per fare sempre meglio, ma soprattutto la sensazione di aver visto nascere qualcosa di bello che ci auguriamo venga coltivato anche dopo.

Buona la Prima

Prima di tutto. Grazie. Come prima cosa volevamo ringraziare chi, a volte a fatica, ha deciso di raccontarsi. Le immagini che ci sono state regalate sono preziose e le ricorderemo.  E’ bello vedere confermato come un gruppo che funzioni sia arricchente, anche nei risolini un poco timidi dell’inizio, con le penne pronte a scattare ma anche la curiosità di guardarsi in giro chiedendosi “Cosa accadrà?”

È accaduto che c’è stato un momento in cui si respirava una specie di liberazione, di leggerezza elettrica, carica di emozioni diverse che siamo riuscite a definire solo per metà, anche per rispetto e delicatezza, che certa magia non va spiegata mai del tutto. Che per la magia è sempre così.

Come abbiamo avuto modo di dire, il gruppo diventa una cassa di risonanza ma anche un contenitore caldo dove sentirsi accolti e protetti.

Di Bene in Meglio

Poi viene il momento di tirare le somme e capire come migliorare. Migliorare sempre. Dalle opinioni che abbiamo richiesto, e che stanno ancora arrivando al nostro indirizzo (scritturanuda@gmail.com), pare che sia stato apprezzato il nome della Tisana che ha regnato per il primo pomeriggio, non per niente si chiamava “Entusiasmo ed Allegria“. Ammetto con soddisfazione che erano aspetti che, Veronica ed io, nel dare vita a Scrittura Nuda, speravamo proprio di portare con noi e di regalare al gruppo. Quindi non mancherà mai nella lista della nostra spesa futura!

scritturaAbbiamo anche capito in sede, ma anche da richieste di persone che non hanno partecipato, che due giorni possono sembrare tanti, specie per chi si deve spostare e/o ha bambini che non vuole lasciare anche nel week end e per le energie che due giorni richiedono. Quindi il programma 2017 che stiamo realizzando, opterà per lo più per una sola giornata o serata in alcuni casi, facendo in modo che, chi voglia tornare, possa farlo senza trovarsi gli stessi esercizi o temi da affrontare. Certamente uno o due week end intensivi ci saranno ancora, ma le possibilità saranno diverse. Oltre all’attivazione della possibilità di incontri individuali con una sola di noi. Chiaramente chi avrà piacere avrà modo di avvisarci per far sì che si possa definire il tutto ad hoc.

A dicembre avremo modo di inviare una nuova NewsLetter, chiunque sia interessat*, può segnalarci la sua email e avremo piacere di inviare tutti gli aggiornamenti del caso.

Adesso ci mettiamo a studiare i prossimi movimenti.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

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Con Carta e Matita. Cose da sapere prima di mettersi in viaggio nella Scrittura

Non c’è agonia peggiore di avere una storia non raccontata dentro di te.

Maya ANGELOU

Scrittura Nuda parla di storie. E di persone che le scrivono. La maggior parte delle volte, sono proprio le stesse persone ad aver vissute le storie che raccontano. Noi le raccogliamo, con cura. Facendo caso a tenerle con delicatezza, che alcune sono più fragili di altre. Lo scrivere è mettere insieme emozioni e parole, creare qualcosa di nuovo e arricchente. Ma come ci si prepara a questo viaggio?

In queste settimane ci sono arrivate molte domande. Molte di queste erano legate a come trasformare la scrittura in una abitudine che fa bene. Altre erano più legate a dubbi su se stessi come potenziali partecipanti all’avventura dello scrivere. Come ci fossero caratteristiche necessarie per poter scrivere di se stessi, oltre all’esserlo. Spero che ogni domanda abbia trovata la risposta capace di soddisfarla, si è fatto del nostro meglio.

Qui voglio raccontare alcuni punti importanti che sono SEMPRE validi  quando ci si mette in viaggio nella scrittura come strumento per conoscersi e ri-conoscersi.

LE GIUSTE CIRCOSTANZE

Se decidiamo che scrivere sia la strada da percorrere per arrivare fino a noi stessi, ci chiediamo quali siano le condizioni e circostanze in cui questa si debba presentare. Quando scrivere? Dove? La verità è che non ci sono regole buone per tutti. Come sempre. Il QUANDO ognuno deve trovarlo ascoltando le proprie necessità e guardando al possibile nella propria realtà. Molti scrivono la notte, molti riescono al mattino appena svegli. Se vogliamo coltivare lo spazio delle parole, dovremo capire quando ne abbiamo. Definire un momento e creare le proprie personali regole. Un poco di sana disciplina, di ritualità dello scrivere aiuterà. Non possiamo dedicarci a scrivere una volta ogni tanto, sarà uno sfogo ma non un reale impegno con noi stessi. Per scrivere di sé ci vuole un TEMPO non possiamo metterci in contatto con noi stessi in pochi minuti.

Ogni qualità va allenata e ogni allenamento necessita di una certa disciplina.

E’ necessario sentirsi a proprio AGIO, nello spazio e nel proprio corpo. Meglio se scriviamo con la giusta temperatura, per poter rilassare il corpo e in un posto che ci piace. Che concilia il pensiero e l’abbandono. I LUOGHI della scrittura sono molti, ma ognuno di noi ha il suo posto speciale. Condizioni migliori sono il silenzio e l’assenza di disturbo (telefono, pc, tablet, chat, amici). Salvaguardiamo il nostro momento, proteggiamone la tranquillità.

E cosa dire degli ARNESI DEL MESTIERE? Carta e penna sono importanti. Io, per esempio, scrivo al meglio con alcune penne mentre con altre faccio fatica a capire la mia stessa scrittura. Capita a tutti. Tra gli scrittori molti avevano i loro immancabili compagni. Per Jack Kerouac era il suo taccuino tascabile, Vladimir Nabocov usava una Eberhard Faber Alanera 602, Dylan Thomas una stilografica Parker 51 e via dicendo. Sappiamo quale è la penna che preferiamo? E la carta che ci fa sentire più a casa? Il foglio bianco o le righe? Domande piccole che ci possono essere grandemente utili.

 Scrivere non mi ha salvato la vita […] ma ha continuato a fare quello che aveva sempre fatto: rendere la mia esistenza un luogo più luminoso e più piacevole.
Stephen KING

LE GIUSTE QUALITÀ

Io posso scrivere? Per iniziare una nuova avventura capita ci si debba dare delle vere e proprie AUTORIZZAZIONI. Senza accorgercene ci chiediamo sempre il permesso di fare le cose. Per innamorarci come per ridere o accontentarci, ognuno secondo i suoi miti e i suoi fantasmi. Capita anche con lo  scrivere di sé. Siete certi di averle tutte? Di solito ci si blocca, in loro assenza, al suono di “non mi viene in mente niente” o “non sono capace” ma è quasi impossibile, scrivo quasi per delicatezza, non avere nulla da raccontare e scrivere. Se siete qui qualcosa da dire lo avete già solo per il fatto di esistere. Inoltre, non si deve essere scrittori per poter scrivere. La paura del giudizio, il desiderio di apparire in un certo modo, che qualcuno leggendo dica “quest* sì che sa scrivere” ci blocca. Ma gli ALTRI devono essere messi alla porta, rimanere con noi stessi e scrivere per noi stessi. In fondo siamo sempre i peggiori censori possibili. Dovremmo invece capire che scrivere bene significa poco, quando si scrive per sé aprendosi in modo autentico, possiamo scommetterci: stiamo scrivendo bene!

E se siamo più che adulti e non lo abbiamo mai fatto? Ho una buona notizia: la scrittura non scade,  non è mai troppo presto o troppo tardi.

Sapete una altra meraviglia dello scrivere? Tutto è lecito in amore e guerra, e la scrittura contempla entrambe le situazioni. Quindi non facciamo troppo caso a come e cosa scriviamo. Possiamo scrivere MALE, non avere musicalità, scrivere parolacce, non far caso alla punteggiatura, scrivere come parliamo tuttodunfiatosenzarespiro. Come dicevamo qualche post fa, perché tutto assuma significato dovremo poi solo RILEGGERE e FARE DOMANDE.

SI PUO’ cambiare argomento mentre si scrive, passare dal passato al presente e viceversa finendo nel futuro o in un altro passato, possiamo mettere su carta gli improperi che non ci permettiamo, lamentarci o lodarci anche se [proprio perché]solitamente facciamo il contrario, possiamo chiedere scusa o tirare un pugno, partire da un prato di margherite dell’infanzia e ritrovarci nel grigio ufficio dove abbiamo passato gli ultimi fine settimana, iniziare rievocando il gioco della trottola che facevamo bambini e finire con lo scrivere un Whatsapp a quell’uomo incontrato solo ieri sera, riempire pagine e pagine di dettagli pregni di senso, odori, colori, sfumature e chiudere un anno della nostra vita in una sola frase (“Per i successivi 365 giorni non è successo niente”).

Viviamo e respiriamo parole.
Cassandra CLARE

LE GIUSTE MOTIVAZIONI

La parola cuce gli strappi del passato, rende più caldo e accogliente il nostro presente, ci invita a vivere un futuro di possibilità luminose. Ma dobbiamo sapere cosa vogliamo e quanto siamo disposti a far fatica. Serve MOTIVAZIONE perché, quando si inizia a lavorare su se stessi, potrebbe capitare, specie nelle sedute individuali o in un percorso terapeutico, che si stia peggio di prima. All’inizio e se non siamo abituati, le emozioni sono struggenti, piene, dolorose. Si impara con il tempo a LASCIARSI ANDARE a seguire i nostri pensieri e le emozioni che avevamo trascurato, si liberano le parole che non si potevano dire, ci si innamora della propria vita, ridendo anche delle proprie imperfezioni. Ma prima di iniziare a scrivere sarà importante avere chiaro il proprio PER. Ne offro alcuni su cui riflettere.

SCRIVERE PER ….

fare pulizia di quanto non voglio più tenere con me, 

esserci senza paura, piacersi senza vergogna, spudoratamente,

mostrarmi per come sono, sorridendomi finalmente allo specchio,

liberarmi dalla morsa del passato,

per dare dignità e voce a chi è stato seppellito dietro un gesto di non amore,

per chiedere scusa a chi ho ferito e grazie a chi non ho saputo apprezzare (o solo lo si vuole fare ancora e meglio)

rivivere la vita e darle un senso nuovo…

 

E TU? PER QUALE MOTIVO VUOI SCRIVERE?

 

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

Scrivere non è la panacea di tutti mali. Forse.

“Che cosa vuol dire addomesticare?”

“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
“Creare dei legami?”
“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.
Antoine de Saint-Exupéry

Questo breve estratto di dialogo tra Il Piccolo Principe e la Volpe non smette di affascinare lettori di ogni età. Il motivo è semplice: la nostra vita ruota intorno ai legami affettivi e molte delle nostre energie vitali vengono investite in questa attività.

Alla base dei legami affettivi ci sono i sentimenti e le emozioni. Non ci sono emozioni buone ed emozioni cattive, ma solo un uso disfunzionale delle medesime.

Nella lettura degli articoli di Scrittura Nuda, avrai avuto modo di comprendere perché la scrittura autobiografica esperienziale guidata è un approccio che offre molti benefici nella propria vita e che una profonda consapevolezza del proprio mondo interiore sia da preferire al cieco brancolare preda dei propri grattacapi.

Le emozioni necessitano di essere addomesticate, ovvero di essere rese comprensibili e gestibili per non sopraffarci. Ma ognuna di esse è fondamentale, nessuna esclusa.

La penna, dunque, è in grado di aiutarci ad addomesticare il dolore, la rabbia e l’amore.

Scrivere interrogandosi sul significato e soffermandosi ad assaporare le parole, serve a riprendere contatto con se stessi e a respirare aria nuova. Reprimere i sentimenti è dannoso. È come se avessimo dei cervelli ruminanti, c’è  bisogno di masticare i vissuti più volte, attraverso il filtro non solo dei ricordi, ma anche della comprensione.

Per la rabbia è comprensibile che sia così. Io, che sono piuttosto sanguigna, ho bisogno di farla depositare sul fondale, prima di vederci chiaro; scrivere mi aiuta spaziare tra i punti di vista e i nodi emotivi su cui non ero riuscita a soffermarmi, presa nel vortice dell’esperienza. Ma lo stesso può dirsi dell’amore e di tutti quei sentimenti che ci sovraeccitano e ci fanno perdere la lucidità.

Secondo molti studi (Pennaker 2004) la repressione di sentimenti e stati d’animo causa fonti di stress che si placano solo se si riesce a “raccontarli” a qualcuno.

Il racconto in forma anonima libera chi lo scrive da sovrastrutture etiche e morali quel tanto che basta a spurgare – come avviene nel rituale delle confessioni religiose  – ciò che è causa di oppressione. A chi non è mai capitato di ricevere le confidenze non richieste di perfetti sconosciuti o quasi? Questo accade perché la non tracciabilità della propria testimonianza ci mette al riparo dal giudizio.

Tuttavia (Pennaker 2004) le persone non sempre si fidano dell’interlocutore e che solo la scrittura scioglie i freni inibitori. La scrittura, invece ci garantisce un anonimato pressoché totale.

Ma la scrittura è molto di più. La scrittura libera associativa, ad esempio, ci dà una mano a sgomberare la mente dai pensieri ossessivi, perché il cervello umano ha la meravigliosa capacità d’incagliarsi su problemi da risolvere, senza riuscire ad andare oltre. In questo caso, la scrittura elimina i pensieri sbarramento. Non solo.

  • La scrittura ci aiuta a focalizzare. Alcuni esercizi sono mirati ad impegnare la memoria in modo diverso.
  • La scrittura fornisce strumenti di problem solving – pensiamo alla creazioni di mappe mentali, ad esempio.
  • La scrittura favorisce la scrittura. Se si deve scrivere per forza, prima d’iniziare è bene dedicare 10 minuti di scrittura alla scrittura libera.

La scrittura non è la panacea di tutti i mali. Ma aiuta a rendere più sopportabile e piacevole l’esistenza.

scrittura autobiografica

 

 

Farsi una domanda. Scriversi una risposta.

Se non scrivo per svuotare la mia testa

rischio di impazzire

Lord Byron

Scrivere è liberatorio e possiamo scrivere anche solo per il piacere di farlo, per riportare su carta una sensazione o il ricordo di una bella giornata. Ma non stiamo facendo scrittura esperienziale, non stiamo mettendo in moto molto altro che la nostra capacità di scrivere. Per questo ci sono gli scrittori. Chi partecipa a Scrittura Nuda o le singole persone che ho avuto modo di incontrare nella mia pratica clinica, non sono scrittori, nessun Tolstoy o Carver,  benchè ho avuta la fortuna di incontrare dei talenti. Seppure scriviamo per alleggerirci sappiamo che una vera liberazione è più che momentanea.

Certo, mettendo insieme il racconto di quello che ho vissuto riesco ad allontanare la sua carica negativa da me. Riesco a trarre un sospiro di sollievo. Un esempio? I Diari della Rabbia o della Tristezza. Spazi bianchi su cui ospitiamo il racconto di tutti gli episodi in cui siamo stati furiosi con qualcuno o siamo stati tristi per qualcosa e le conseguenze della nostra emozione. Ma. Perchè siano davvero utili, dobbiamo però dare peso a quello che scriviamo. Come? Quello di cui abbiamo bisogno per conoscerci meglio, usando la scrittura come strumento è la possibilità di scrivere per rileggere e fare domande.

Il potere dello scrivere liberamente su un tema ci permette di sentirci meno rabbiosi, ci consola. Per essere pienamente utile, però, è bene passare a lavorare su quello che abbiamo scritto attraverso questi semplici passaggi:  SCRIVERE / RILEGGERE / FARE DOMANDE

Perchè rileggere? Perché è sempre diverso il suono di quello che proviamo quando diamo voce a quello che abbiamo scritto.Perché ad alta voce le cose cambiano. Ci sembrano diverse. Smuovono nuove emozioni. Avete mai provato?

Quando leggi una cosa in pubblico ad alta voce,  se è bella,diventa ancora più bella, se è brutta, diventa ancora più brutta.
Paolo NORI

Noi non stiamo cercando la bellezza ma le emozioni che abbiamo rinchiuso nelle parole. Quando rileggiamo cogliamo qualcosa di nuovo di noi stessi. Se poi rileggiamo con altri accanto, capaci di avere la delicatezza dell’ascolto, allora scopriamo altro ancora. E il bello è che spesso non vi è il bisogno che ci dicano cosa pensano ad alta voce. Lo sguardo e l’accettazione, anche muta, dell’altro, ci permette di mollare qualcosa che ci faceva male e lasciarla nel passato, nella parola scritta. Per questo lavorare in gruppo è facilitante in alcuni passaggi.

Dopo la rilettura è il momento delle domande. Ebbene sì, la scrittura diventa utile quando ci facciamo delle domande, quando solleviamo interrogativi su quanto abbiamo messo nero su bianco. Domande diverse, domande che indagano dolcemente su di noi. Domande nostre. Partiamo dalle ragioni di tanti comportamenti e/o emozioni. A volte basta chiederci “PERCHE’?” e le cose cambiano.

Perché mi ha dato così fastidio il suo gesto?

Perché il cuginetto mi causava tanto male?

Perché non riuscivo a sedermi accanto a lei?

Rispondere a questo ci aiuta a dare senso e a liberarci veramente di qualcosa che è stato.  Le ragioni vanno scritte in fretta, lasciando che la mano ci conduca a segnare anche i motivi che a voce non ci diremmo mai. Con sorpresa, potremmo scoprire che  i perché che scriviamo ci suonano nuovi, pensati per la prima volta, eppure talmente onesti da farci commuovere.

Non sono solo i perché ad avere bisogno di risposte. Andando avanti con il lavoro, abbiamo bisogno di capire dove vogliamo che la scrittura di conduca e seguirla. Cosa vogliamo sapere davvero? La prova di coraggio è scrivere in modo che si riesca ad andare oltre la paura. Se inizialmente la scrittura stessa sembra spaventosa, scopriremo che la domanda giusta risponde da sola più delle parole che useremo per darle voce. E’ dentro di noi, in attesa da tanto, e abbiamo voglia di darle ascolto da molto tempo.

Se impariamo a scrivere le domande giuste, possiamo restare in connessione con noi stessi più a lungo. Possiamo capire cosa vogliamo ora e in quale direzione vogliamo muoverci domani. Questo vale per dare senso al passato, per goderci il presente e anche per vivere il futuro.

Come mi immagino tra 10 anni? Riusciamo a rispondere a questa domanda? Immaginarci nel futuro ci aiuta a mettere obiettivi da raggiungere nel nostro presente. Per fare questo poi, devo fare questo oggi. Quante altre domande si porta con sé questo interrogativo? Molte. Possiamo pensare alla nostra carriera (Quale missione ho nella vita?)  o darci un obiettivo pratico (Cosa farò per migliorare il mio modo di gestire lo studio?) o ancora possiamo mettere nero su bianco una nostra necessità sopita ( Come renderai concreto il tuo impegno rispetto al Pianeta?).

scritturanudaUN ASSAGGIO DI POSSIBILITÀ(un esercizio)

Farci la domanda giusta ci mette in condizione di allenarci al possibile. CI offre l’occasione di avere coraggio. Facciamo insieme un esercizio? La domanda “Cosa farei se…?” Possiamo usarla in moltissime occasioni diverse, basta scegliere da cosa farla seguire. Per esempio, possiamo fantasticare su  cosa farei se…mi trovassi in questa o quella situazione (per es. in riunione con il capo, davanti alla persona che mi piace, in difficoltà per strada), o possiamo pensare a cosa fare se…seguito da una nostra paura ( se mi interrogano, se mi chiedono di uscire, se mi fanno ballare).  Possiamo anche decidere di sperimentarci nei panni di altre persone per aumentare la nostra disponibilità nei loro confronti anche solo a capirli. Cosa farei se…fossi la/il mia/o compagna/o  o l’insegnante, o quella persona che ci provoca fastidio. Anche solo percorrendo la strada del SE possiamo incontrare reali occasioni di cambiamento. Provato? Potete farci sapere come è andata.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

I maschi non piangono: la cultura della forza virile e la censura del dolore

Qualche settimana fa, in una delle mie pause caffè, mi sono trovata a parlare con un collega semi sconosciuto.  Mi era capitato di scambiare con lui qualche saluto, ma niente di più.  Ieri, mentre entrambi aspettavamo il nostro turno alla macchinetta, mi ha guardato ed è scoppiato in lacrime. Si è subito scusato, più imbarazzato che altro, con la vergogna che ci assale quando inciampiamo e subito giriamo lo sguardo intorno a noi per vedere se qualcuno ci ha scorto. Si è allontanato velocemente fuori, uscendo dalla porta di servizio. L’ho visto accendersi una sigaretta e frugare nelle tasche alla ricerca di un fazzoletto. Ne avevo giusto uno in borsa e ho accettato il rischio di essere invadente per porgerglielo. Mi ha accolto con una mano tesa al pacchetto di kleenex e un sorriso timido.

Sono rimasta in piedi, a fissare l’orizzonte e lui ha iniziato a raccontare. Ho saputo che la moglie gli aveva chiesto il divorzio. Poi si è bloccato, cercando di contenere il flusso di lacrime che stava per travolgerlo di nuovo.

Ho aspettato che si calmasse un poco e gli ho chiesto se potevo raccontargli un po’ di me e dei miei studi di antropologa. L’ho presa larga, per arrivare poi a dirgli che la nostra cultura castra gli uomini impedendogli di dar voce alle emozioni che si agitano in pancia.

L’uomo è cervello  e azione, la donna lacrime e cuore. Così ci hanno insegnato – le lacrime sono da femminucce – i veri uomini non piangono. Come sempre le dicotomie producono danni piuttosto ingenti. Per tutti noi è doloroso e difficile superare lutti ed abbandoni, le nostre vite sono costellate di volti che non abbiamo più visto, cuori che hanno smesso di battere e ferite più o meno profonde.

Ci sono molti modi di affrontare questi passaggi dolorosi, ma gli studi concordano (J.W. Pennebaker et alia) che scrivere accorcia i tempi e migliora la salute, impedendo o minimizzando gli impatti della somatizzazione.

Ho parlato con il collega di questa possibilità e gli ho raccontato di scrittura nuda. Ieri è tornato a cercarmi in sala insegnanti e abbiamo stabilito degli incontri individuali (non si sentiva pronto a mettersi in gioco con il gruppo) per affrontare insieme un percorso di scrittura autobiografica.

La scrittura è il modo di ideale di prendersi una pausa non DA se stessi, ma CON se stessi.

Grazie, Claudio, per avermi permesso di scrivere questo post.

gli-uomini-non-piangono