I maschi non piangono: la cultura della forza virile e la censura del dolore

Qualche settimana fa, in una delle mie pause caffè, mi sono trovata a parlare con un collega semi sconosciuto.  Mi era capitato di scambiare con lui qualche saluto, ma niente di più.  Ieri, mentre entrambi aspettavamo il nostro turno alla macchinetta, mi ha guardato ed è scoppiato in lacrime. Si è subito scusato, più imbarazzato che altro, con la vergogna che ci assale quando inciampiamo e subito giriamo lo sguardo intorno a noi per vedere se qualcuno ci ha scorto. Si è allontanato velocemente fuori, uscendo dalla porta di servizio. L’ho visto accendersi una sigaretta e frugare nelle tasche alla ricerca di un fazzoletto. Ne avevo giusto uno in borsa e ho accettato il rischio di essere invadente per porgerglielo. Mi ha accolto con una mano tesa al pacchetto di kleenex e un sorriso timido.

Sono rimasta in piedi, a fissare l’orizzonte e lui ha iniziato a raccontare. Ho saputo che la moglie gli aveva chiesto il divorzio. Poi si è bloccato, cercando di contenere il flusso di lacrime che stava per travolgerlo di nuovo.

Ho aspettato che si calmasse un poco e gli ho chiesto se potevo raccontargli un po’ di me e dei miei studi di antropologa. L’ho presa larga, per arrivare poi a dirgli che la nostra cultura castra gli uomini impedendogli di dar voce alle emozioni che si agitano in pancia.

L’uomo è cervello  e azione, la donna lacrime e cuore. Così ci hanno insegnato – le lacrime sono da femminucce – i veri uomini non piangono. Come sempre le dicotomie producono danni piuttosto ingenti. Per tutti noi è doloroso e difficile superare lutti ed abbandoni, le nostre vite sono costellate di volti che non abbiamo più visto, cuori che hanno smesso di battere e ferite più o meno profonde.

Ci sono molti modi di affrontare questi passaggi dolorosi, ma gli studi concordano (J.W. Pennebaker et alia) che scrivere accorcia i tempi e migliora la salute, impedendo o minimizzando gli impatti della somatizzazione.

Ho parlato con il collega di questa possibilità e gli ho raccontato di scrittura nuda. Ieri è tornato a cercarmi in sala insegnanti e abbiamo stabilito degli incontri individuali (non si sentiva pronto a mettersi in gioco con il gruppo) per affrontare insieme un percorso di scrittura autobiografica.

La scrittura è il modo di ideale di prendersi una pausa non DA se stessi, ma CON se stessi.

Grazie, Claudio, per avermi permesso di scrivere questo post.

gli-uomini-non-piangono

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...