Farsi una domanda. Scriversi una risposta.

Se non scrivo per svuotare la mia testa

rischio di impazzire

Lord Byron

Scrivere è liberatorio e possiamo scrivere anche solo per il piacere di farlo, per riportare su carta una sensazione o il ricordo di una bella giornata. Ma non stiamo facendo scrittura esperienziale, non stiamo mettendo in moto molto altro che la nostra capacità di scrivere. Per questo ci sono gli scrittori. Chi partecipa a Scrittura Nuda o le singole persone che ho avuto modo di incontrare nella mia pratica clinica, non sono scrittori, nessun Tolstoy o Carver,  benchè ho avuta la fortuna di incontrare dei talenti. Seppure scriviamo per alleggerirci sappiamo che una vera liberazione è più che momentanea.

Certo, mettendo insieme il racconto di quello che ho vissuto riesco ad allontanare la sua carica negativa da me. Riesco a trarre un sospiro di sollievo. Un esempio? I Diari della Rabbia o della Tristezza. Spazi bianchi su cui ospitiamo il racconto di tutti gli episodi in cui siamo stati furiosi con qualcuno o siamo stati tristi per qualcosa e le conseguenze della nostra emozione. Ma. Perchè siano davvero utili, dobbiamo però dare peso a quello che scriviamo. Come? Quello di cui abbiamo bisogno per conoscerci meglio, usando la scrittura come strumento è la possibilità di scrivere per rileggere e fare domande.

Il potere dello scrivere liberamente su un tema ci permette di sentirci meno rabbiosi, ci consola. Per essere pienamente utile, però, è bene passare a lavorare su quello che abbiamo scritto attraverso questi semplici passaggi:  SCRIVERE / RILEGGERE / FARE DOMANDE

Perchè rileggere? Perché è sempre diverso il suono di quello che proviamo quando diamo voce a quello che abbiamo scritto.Perché ad alta voce le cose cambiano. Ci sembrano diverse. Smuovono nuove emozioni. Avete mai provato?

Quando leggi una cosa in pubblico ad alta voce,  se è bella,diventa ancora più bella, se è brutta, diventa ancora più brutta.
Paolo NORI

Noi non stiamo cercando la bellezza ma le emozioni che abbiamo rinchiuso nelle parole. Quando rileggiamo cogliamo qualcosa di nuovo di noi stessi. Se poi rileggiamo con altri accanto, capaci di avere la delicatezza dell’ascolto, allora scopriamo altro ancora. E il bello è che spesso non vi è il bisogno che ci dicano cosa pensano ad alta voce. Lo sguardo e l’accettazione, anche muta, dell’altro, ci permette di mollare qualcosa che ci faceva male e lasciarla nel passato, nella parola scritta. Per questo lavorare in gruppo è facilitante in alcuni passaggi.

Dopo la rilettura è il momento delle domande. Ebbene sì, la scrittura diventa utile quando ci facciamo delle domande, quando solleviamo interrogativi su quanto abbiamo messo nero su bianco. Domande diverse, domande che indagano dolcemente su di noi. Domande nostre. Partiamo dalle ragioni di tanti comportamenti e/o emozioni. A volte basta chiederci “PERCHE’?” e le cose cambiano.

Perché mi ha dato così fastidio il suo gesto?

Perché il cuginetto mi causava tanto male?

Perché non riuscivo a sedermi accanto a lei?

Rispondere a questo ci aiuta a dare senso e a liberarci veramente di qualcosa che è stato.  Le ragioni vanno scritte in fretta, lasciando che la mano ci conduca a segnare anche i motivi che a voce non ci diremmo mai. Con sorpresa, potremmo scoprire che  i perché che scriviamo ci suonano nuovi, pensati per la prima volta, eppure talmente onesti da farci commuovere.

Non sono solo i perché ad avere bisogno di risposte. Andando avanti con il lavoro, abbiamo bisogno di capire dove vogliamo che la scrittura di conduca e seguirla. Cosa vogliamo sapere davvero? La prova di coraggio è scrivere in modo che si riesca ad andare oltre la paura. Se inizialmente la scrittura stessa sembra spaventosa, scopriremo che la domanda giusta risponde da sola più delle parole che useremo per darle voce. E’ dentro di noi, in attesa da tanto, e abbiamo voglia di darle ascolto da molto tempo.

Se impariamo a scrivere le domande giuste, possiamo restare in connessione con noi stessi più a lungo. Possiamo capire cosa vogliamo ora e in quale direzione vogliamo muoverci domani. Questo vale per dare senso al passato, per goderci il presente e anche per vivere il futuro.

Come mi immagino tra 10 anni? Riusciamo a rispondere a questa domanda? Immaginarci nel futuro ci aiuta a mettere obiettivi da raggiungere nel nostro presente. Per fare questo poi, devo fare questo oggi. Quante altre domande si porta con sé questo interrogativo? Molte. Possiamo pensare alla nostra carriera (Quale missione ho nella vita?)  o darci un obiettivo pratico (Cosa farò per migliorare il mio modo di gestire lo studio?) o ancora possiamo mettere nero su bianco una nostra necessità sopita ( Come renderai concreto il tuo impegno rispetto al Pianeta?).

scritturanudaUN ASSAGGIO DI POSSIBILITÀ(un esercizio)

Farci la domanda giusta ci mette in condizione di allenarci al possibile. CI offre l’occasione di avere coraggio. Facciamo insieme un esercizio? La domanda “Cosa farei se…?” Possiamo usarla in moltissime occasioni diverse, basta scegliere da cosa farla seguire. Per esempio, possiamo fantasticare su  cosa farei se…mi trovassi in questa o quella situazione (per es. in riunione con il capo, davanti alla persona che mi piace, in difficoltà per strada), o possiamo pensare a cosa fare se…seguito da una nostra paura ( se mi interrogano, se mi chiedono di uscire, se mi fanno ballare).  Possiamo anche decidere di sperimentarci nei panni di altre persone per aumentare la nostra disponibilità nei loro confronti anche solo a capirli. Cosa farei se…fossi la/il mia/o compagna/o  o l’insegnante, o quella persona che ci provoca fastidio. Anche solo percorrendo la strada del SE possiamo incontrare reali occasioni di cambiamento. Provato? Potete farci sapere come è andata.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

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