RdM – Le Gallettes di Alice

ricette-della-memoria

La Ricetta delle Gallettes

Per l’impasto:
1 uovo a testa
1 cucchiaio colmo di farina a testa (50% integrale 50% bianca)
da 1/2 bicchiere a 1 bicchiere di latte a testa.
un pizzico di sale 
un pizzico di zucchero
Mischiare il tutto fino ad ottenere un composto liquido ma abbastanza denso, diciamo come lo yogurt.
Per la cottura:
un filo di burro salato

Ungere appena appena la padella con il burro salato e poi con un pezzo di carta da cucina asciugare il tutto.Versare un mestolo di composto e spargerlo bene uniformemente sulla padella. Cuocere a fuoco medio-basso. Quando la galette smette di fare le bollicine nell’impasto e comincia ad alzarsi da sola dalla padella sulle bolle di vapore, staccatela con una paletta e voltatela (al volo, ovviamente!). Fate cuocere un pochino anche sull’altro lato e cominciate la farcitura.

Per la farcitura ‘classica’ della galette complete, per ogni crepes:
1 uovo
1 pizzico di sale
1 fetta di prosciutto
1 sottiletta
1 foglia di insalata
Mettete il tutto sulla galette (esclusa l’insalata) e fate cuocere a fuoco lento (chiudendo con un coperchio) finché il bianco dell’uovo non è solido – o quasi – e la sottiletta fusa. Aggiungete la foglia di insalata e piegate la galette in tre, portando le due alucce laterali sopra la parte centrale… quindi con delicatezza fate scivolare in un piatto.

Continua a leggere

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Leggere per Scrivere, incontro di passioni per conoscersi meglio.

Chi ama le parole e attraverso di loro impara a raccontarsi, vive un rapporto speciale anche con la lettura. E come dargli torto? Leggere, prima di scrivere, ci indica la via. Ci porta a scoprire il mondo attraverso mille occhi diversi che sono, in fondo, sempre gli stessi, i nostri. Nella magia della lettura, riusciamo a vivere possibilità tutte nuove, diventando i protagonisti e gli eroi delle storie che leggiamo, provando le emozioni che invece, fuori dal libro, non sempre ci concediamo, scoprendoli dentro di noi.

Ogni lettore, quando legge, legge se stesso
Marcel Proust

Leggere insegna le emozioni, apre gli orizzonti e solletica la nostra creatività. Capita anche che ci aiuti a trovare le parole che avevamo chiuse dentro noi stessi ma non riuscivamo a decifrare. Leggendo scopriamo molto di noi stessi, se ci facciamo

Leggere tiene lontano lo stress e allunga la vita

Leggere è una esperienza completa. Il corpo ne è invaso, completamente. Il nostro cervello partecipa in maniera attiva, muovendosi tra le parole, accendendosi virgola dopo virgola, sino a permetterci di entrare nella storia in maniera piena e soddisfacente. La sensazione di partecipazione che abbiamo durante la lettura di un romanzo o di una poesia è dovuto proprio all’attivazione del nostro cervello. Questo ci aiuterebbe a tenere alla larga lo stress, dando sensazioni di liberazione, soddisfazione, eccitazione piacevoli e spesso durature ben oltre la chiusura del libro.  Quando viviamo una avventura siamo veramente lì e condividiamo con il mondo intero la nostra esperienza,  che sappiamo vissuta anche da altri. Se ci pensiamo è una sensazione di vicinanza molto forte quella che si prova quando scopriamo che qualcuno ha amato il nostro libro, proprio come avessimo condiviso un lungo emozionante viaggio. E in effetti è stato così.

Non solo. Leggere sembrerebbe un buon aiuto per vivere più a lungo, secondo una ricerca fatta all’Università di Yale e pubblicata dalla rivista Social Science & Medicine. Cosa sembra risultare da questa ricerca? Che la lettura riduce la possibilità di morte in maniera commisurata al tempo dedicato alla lettura, fino ad un 23% in meno se si legge più di tre ore e mezza a settimana. Questo sembrerebbe confermare il benessere che ci offre un buon libro, oltre al mantenerci lucidi e con il pensiero allenato.

Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni
Francis Scott Fitzgerald

Quindi dentro al libro troviamo una ricetta per sentirci parte del mondo e per il restarlo il più a lungo possibile e in salute.

Leggere allena alla Scrittura

Lo scrive il re della letteratura horror, Stephen King, nel suo libro “On writing” (2000) per scrivere bisogna anche leggere molto. Infatti leggere ci tiene vigili e capaci non solo verso quello che leggiamo ma verso di noi, crea una giusta disposizione mentale per avvicinarci alla scoperta di noi stessi. Per questo sempre più spesso, anche in terapia, si consigliano libri, si riempiono gli scaffali degli studi di romanzi, fumetti, poesie che permettano di accompagnare le persone ad una avventura tutta loro anche se pubblicata decenni prima.

Leggere ci mette in uno stato d’animo speciale. Non solo fa crescere il nostro sapere e la nostra conoscenza, ma ci avvicina a quello che stiamo vivendo in quel momento. Per questo i veri lettori non leggono solo perchè si tratta dell’ultimo romanzo “alla moda” ma scelgono la storia, l’odore, il titolo che in quel momento parla di loro e della loro storia personale. Dopo la lettura, scrivere diventa più facile. Scrivere di sé si porta dietro gli echi di quanto abbiamo letto, di quanto altri hanno già vissuto, anche se in tempi e modi diversi. Dopo la lettura siamo più inclini ad avvicinarci alla nostra umanità, ai nostri sentimenti, al nostro disagio.  Scrivere e riscrivere la nostra storia, potrebbe sembrare più semplice dopo esserci allenati nelle storie degli altri che leggendo abbiamo fatto nostre. Leggendo impariamo la bellezza e la fatica della vita degli altri e ci rendiamo più vicini alla nostra.

Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi
Cesare Pavese

Leggere è una magia. Proprio come ritrovarsi a scrivere di sé e della propria vita. In quella magia possiamo esprimere noi stessi, nessun libro verrà letto nello stesso modo nè da persone diverse, certamente, ma tanto meno dalla stessa. A distanza di tempo, lo stesso libro sarà capace di raccontarci una nuova storia, saremo un protagonista diverso di quello che leggiamo, perchè saremo diversi noi. Così anche nella scrittura, crescendo, si cresce sempre, impariamo ad usare occhi diversi e riscrivendo uno stesso episodio, potremo vivere emozioni differenti, giocando ruoli molteplici per poi ritrovarci più padroni della nostra identità, arricchita di nuovi elementi. Che siano quindi ottime letture e meravigliose scritture quelle che vi accompagneranno nella vostra personale avventura.

 

 

Scrivere la gratitudine

Dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici,

sono gli affascinanti giardinieri che rendono la nostra anima un fiore.

M. Proust

Inizia una nuova settimana. Devo ammettere che sono una di quelle persone che soffre il lunedì, la sveglia presto la mattina; uno di quegli esseri umani che spesso si sente prendere alla gola e scuotere con violenza dai millemila impegni che si accavallano, si rincorrono e si arrotolano.

Questo lunedì invece no. Questo è un lunedì da sorriso sulle labbra. Un lunedì di pace interiore e ottimismo. Un giorno in cui le storie, i visi, le lacrime, le risate, la pizza condivisa durante il laboratorio di sabato, mi accompagnano per mano come una persona cara.

Ogni laboratorio è unico è irripetibile, l’unica costante siamo Marzia ed io, tutto il resto è mutamento, è un vestito cucito su misura. Le variabili sono molteplici e ruotano intorno al gruppo ed è proprio ciò che amiamo di più.

Non solo storie diverse, ma sensibilità preziose, prospettive incrociate e sguardi che esprimono emozioni diverse.

E così il laboratorio si plasma, si adatta, riveste senza tirare, senza strapparsi; segue le curve morbide e gli spigoli più duri fino ad armonizzare il tutto in un risultato che non è mai uguale a ciò che lo ha preceduto.

Entro in modo ed esco in un altro, pur essendo io una delle conduttrici; mi lascio attraversare, m’immergo completamente nel contesto. E poi sono un’emotiva con dei problemi di filtri, a differenza di Marzia che manifesta tutta la sua professionalità partecipante di psicologa e psicoterapeuta con alle spalle molti anni di esercizio. Io sono l’elemento creativo, lei quello dialogico e moderativo. A volte piango, a volte rido con le partecipanti.

Mi sento davvero molto grata e ricaricata da questo laboratorio. E abbiamo anche deciso che apriremo una nuova sezione nel blog.

Per ora vi lasciamo un po’ di suspence, mentre noi ci culliamo nel Bello che è rimasto dentro da sabato.

scrittura autobiografica

La scrittura salvifica

Da quando avevo bruciato quella pagina, spargendone i resti, era nata in me una nuova fiducia. Il passato non sarebbe esistito, per nessuno di noi, stavamo cominciando da capo, io e lui.

Il passato era stato spazzato via come le ceneri nel cestino.

Daphne Du Maurier

Ultimamente ho letto, con sommo piacere, la biografia di Daphne Du Maurier di Tatiana De Rosnay. Un libro che lascia il segno, emozionante e che mi ha permesso di trarre qualche riflessione sulla scrittura come strumento salvifico.

Non entrerò nel merito del romanzo, né nei dettagli della storia (sperando che la leggiate); ma sul sentimento di necessità prorompente con cui la scrittrice si rivolge alla scrittura, come spesso accade,  per superare eventi traumatici, cambiamenti problematici, lutti e calamità. Crea i propri personaggi attingendo dalla realtà, dà vita ai propri turbamenti, concede voce ai propri fantasmi interiori e alla propria parte più buia e tempestosa.

Anche nell’ambientazione descrive i luoghi a lei cari, ovviamente rimpastandoli con la creatività che un romanzo richiede. Spesso si rivolge al diario, per fissare pensieri personali e riflessioni che in parte le serviranno anche nella stesura del romanzo, ma che, soprattutto, le sono necessari per non perdere il filo con se stessa, con le proprie emozioni e con la narrazione della sua vita.

Spesso, nel rileggere queste righe che appartengono al passato prova, come tutti noi, imbarazzo e disagio. Questo accade perché il nostro giudice interiore è sempre piuttosto crudele nel giudicare le nostre azioni e i nostri pensieri, ma l’auto narrazione è una pratica che ha più benefici che controindicazioni.

Ci sono casi in cui l’imbarazzo, la rabbia o la frustrazione sono tali che spesso queste memorie vengono distrutte, molte volte dallo stesso autore, altre dagli eredi per evitare che faccende così intime e private vengano esposti agli occhi del pubblico.

La scrittura di sé è un compito difficile, che mette in crisi anche chi, della scrittura, ha fatto una professione.

Te la senti di metterti in gioco? Partecipa a Scrittura Nuda!

scrittura autobiografica