RdM – Le Gallettes di Alice

ricette-della-memoria

La Ricetta delle Gallettes

Per l’impasto:
1 uovo a testa
1 cucchiaio colmo di farina a testa (50% integrale 50% bianca)
da 1/2 bicchiere a 1 bicchiere di latte a testa.
un pizzico di sale 
un pizzico di zucchero
Mischiare il tutto fino ad ottenere un composto liquido ma abbastanza denso, diciamo come lo yogurt.
Per la cottura:
un filo di burro salato

Ungere appena appena la padella con il burro salato e poi con un pezzo di carta da cucina asciugare il tutto.Versare un mestolo di composto e spargerlo bene uniformemente sulla padella. Cuocere a fuoco medio-basso. Quando la galette smette di fare le bollicine nell’impasto e comincia ad alzarsi da sola dalla padella sulle bolle di vapore, staccatela con una paletta e voltatela (al volo, ovviamente!). Fate cuocere un pochino anche sull’altro lato e cominciate la farcitura.

Per la farcitura ‘classica’ della galette complete, per ogni crepes:
1 uovo
1 pizzico di sale
1 fetta di prosciutto
1 sottiletta
1 foglia di insalata
Mettete il tutto sulla galette (esclusa l’insalata) e fate cuocere a fuoco lento (chiudendo con un coperchio) finché il bianco dell’uovo non è solido – o quasi – e la sottiletta fusa. Aggiungete la foglia di insalata e piegate la galette in tre, portando le due alucce laterali sopra la parte centrale… quindi con delicatezza fate scivolare in un piatto.

LA STORIA nella RICETTA

Storia di un piatto corale, saporita magia dalla tribù alla vita adulta

Nella mia famiglia, le crepes e le galettes, hanno fatto irruzione in un punto non precisato della fine degli anni ’70. Ho due fratelli maggiori, siamo andati alle stesse scuole medie, abbiamo tutti e tre studiato francese, ovviamente – almeno in parte – con la stessa insegnante. Mme E. era una “pied noir”, nata in Algeria da una famiglia francese, rimpatriata agli inizi degli anni sessanta in Francia, e poi arrivata in Italia, perché gli italiani – diceva –  le erano più simpatici, erano più mediterranei dei suoi più diretti connazionali. Era una donna forte, simpatica e anticonformista. Insegnava francese, a modo suoi, in una scuola della periferia più scalcagnata di Torino, frequentata dai ragazzini più sgangherati dell’epoca. Quell’insegnamento “a modo suo”, era un tentativo di coinvolgere anche i più emarginati in una scuola che lei riteneva fondamentale e prevedeva – nelle cucine della scuola – lezioni, a volte catastrofiche, di cucina francese. Fu così che mio fratello maggiore, un giorno portò a casa la ricetta delle crepes e delle galettes.
Le crepes sono un piatto facilissimo da preparare, veloce, che si piega bene a qualunque uso: dalla colazione dolce, al pranzo salato, dalla merenda alla cena. Inoltre sono un piatto corale: lo si cucina insieme, lo si mangia insieme, in un movimento allegro e costante attorno ai fornelli.
Per questi motivi credo, le crepes e le galettes sono diventate immediatamente uno dei piatti preferiti della mia tribù di origine, dove adulti, ragazzi e bimbi si divertivano assieme a ingozzarsi.
Nei miei ricordi di infanzia ci siamo spesso io e i miei fratelli attorno alla padella delle crepes, tra impasto finito per terra, mani sporche di Nutella e qualche inevitabile lite.
Più tardi, da adolescente, le crepes e le galettes erano la merenda di rito dei rari pomeriggi di studio di gruppo e delle vacanze di Pasqua passate sulla costa bretone a casa dei parenti francesi della mia migliore amica del tempo.
Da adulta poi, durante uno splendido viaggio in Bretagna, tra scogliere sul mare e monumenti neolitici, ho imparato che una buona galettes può essere solo accompagnata da del buon sidro di mele, secco, leggermente acidulo.
Le galettes accompagnate dal sidro, sono state, molti anni dopo, il mio biglietto di presentazione alla vita Bolognese, quando in una sera del mio primo inverno emiliano, davanti all’impasse di dover organizzare una cena che riunisse al tavolo grandi e piccini, non sapendo io cucinare, improvvisai una serata crepes e galettes in veranda. E’ stata una piccola magia. Dopo un primo momento di stupore dei miei convitati – più usi a cene a base di tortellini, lasagne e lambrusco, che a una cena itinerante a sidro è galettes – si è diffuso un goloso buonumore zingaro, con gente di ogni età che girava, bicchiere in mano e crepes in bocca, attorno alla padella.
Le crepes e le galettes (a seconda che amiate il dolce o il salato) non sono in fin dei conti altro che questo, un pretesto per stringersi con la famiglia, nel senso più ampio del termine possibile, intorno al fuoco, a raccontarsi storie tra un boccone e l’altro.
Storia scritta e vissuta da ALICE
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