Io, mamma/papà. Scrivere pensando alla genitorialità.

Vorrei raccontarti la nostra storia, dal momento stesso che ti sei acquattata nelle mie membra, perchè il giorno in cui ti sarai persa, potrai ricercarti qui, tra queste pagine; perchè il giorno in cui la tettonica del destino ti avrà staccata da me, potrò venire a cercarti qui, tra queste pagine.

Giada Sundas “Le Mamme ribelli non hanno paura”

Cos’è un genitore? Una parola dai molteplici significati.

Un genitore è molto più di quello che ognuno di noi può immaginare. Genitore è chi riesce a prendere sulle proprie spalle la responsabilità di un gesto creativo, senza scappare o nascondersi subito dopo. Un buon genitore resta, nonostante la bufera e le paure, per sostenere la propria creatura, moderando le distanze a seconda delle necessità.

Il genitore è colui che genera. Ma facciamo attenzione, la nostra fertilità va al di là della nostra sessualità, oltre la biologia. Si è madre o padre per un sentire intimo che ci permette di capire la vita fuori da noi, con le sue leggi, anche fossero diverse dalle nostre, e comprendendola, ci possiamo permettere di ammirarla, di sostenerla, di darle respiro, di farla crescere nel rispetto e nella meraviglia. Che sia un quadro, un bambino, la cura di una vita e stiamo comunque parlando di opere d’arte, si inizia ad essere genitore dal momento in cui ci si sente responsabili di altro da noi. E ci si prende cura di noi stessi, per poterlo essere meglio.

Essere genitore. Non è solo questione di generare. Non basta aver fatto nascere un bambino per esserne pienamente genitore. Si tratta di prendere su di sé la responsabilità, del sogno come del concreto vivere giornaliero, si tratta di fare i conti con i genitori che abbiamo fatto nostri, con l’esperienza fatta da figli, di tratta di capire come vogliamo educare il futuro, cosa ci spaventa, cosa desideriamo, perchè una parte di noi sta cercando in tutti i modi di farsi spazio tra pannolini e pappette.

Essere genitore è una scelta. Una scelta che possono vivere tutt*.  Per questo quando abbiamo deciso di creare un NAT (Nudi a Tema) apposito sulla genitorialità.

Abbiamo immaginato uno spazio che possa accogliere genitori biologici, adottivi ma anche genitori che non hanno figli, che nutrono un desiderio, che iniziano a sognare di diventarlo o che stiano cercando un modo loro di esserlo, in assenza di un bambino o che si sentano ancora troppo figli e vogliono fare spazio ad una parte più adulta di loro stessi. 

La natura non sceglie per merito, semplicemente funziona o non funziona. Ma ci sono meravigliosi genitori che non possono avere figli, per motivi numerosissimi, eppure sono e restano meravigliosi genitori. Ognuno con la sua storia che merita di essere ascoltata.In molti casi, merita di essere scritta.

Quando si diventa genitori, accade un fatto strano e malaugurato. Si comincia ad assumere un ruolo, a recitare una parte, dimenticando di essere una persona. Una volta entrati nel sacro regno del ruolo genitoriale, si pensa di dover indossare la tonaca di genitore. In buona fede si assumono certi comportamenti perché si crede che i genitori debbano comportarsi così.
Thomas Gordon

Scrivere la propria genitorialità.

Quando ci si ritrova genitori, il primo problema sono le aspettative. Quelle che abbiamo costruito per noi stessi e quelle che ci arrivano da tutte le direzioni intorno a noi. Amici, genitori, professionisti, blog, programmi tv e riviste, tutti sembrano sapere come si deve essere se si vuole essere un buon genitore. Eppure stiamo parlando di una esperienza e di una parte talmente intima di ogni persona, che l’unico posto dove andrebbe cercata è dentro, la propria storia, le proprie emozioni, le proprie idee sulla genitorialità.

Scrivere serve a far emergere le paure e le risorse in questo cammino complesso che è essere madre/padre. Scrivere permette di fermare la corsa dei pensieri e di carezzarli uno a uno, di recuperare parti della propria vita da figlio per capire oggi come si vuole essere.

Non è insolito, per esempio, scrivere la propria esperienza mentre si aspetta un figlio. Potrebbe essere il diario della gravidanza, ma anche dell’attesa. Perchè giorno dopo giorno, cambia anche il corpo e la testa di chi aspetta un figlio adottivo. Vivendo la gravidanza, un diario permette di sentire i cambiamenti fisici insieme a quelli della propria mente, definendo un vero e proprio tempo della maternità (paternità).

Scrivere serve per elaborare aspetti dell’essere genitore che resterebbero altrimenti nascosti, non certo perchè non importanti. I sentimenti che si provano ad essere genitore sono molteplici e non sempre sono positivi. Imbarazzo, paura, vergogna, timore di non essere all’altezza, ansia sono solo alcune delle emozioni e dei sentimenti che fanno visita alle persone che sono alle prese con il diventare o essere genitore.

Niente ispira più vergogna che essere un genitore. I bambini ci mettono di fronte ai nostri paradossi e alle nostre ipocrisie, e siamo nudi. Dobbiamo trovare una risposta a ogni perché – Perché facciamo così? Perché non facciamo cosà? – e spesso non ne abbiamo una buona. Allora diciamo soltanto: perché sì. O raccontiamo una storia che sappiamo non essere vera. E che la tua faccia avvampi o meno, ti vergogni. La vergogna di essere genitore – una vergogna buona – è che vogliamo che i nostri figli siano più integri di come siamo noi, che abbiano risposte soddisfacenti.

Jonathan Safran Foer

Le mamme e i papà stanno cambiando. Scriviamolo!

I genitori di oggi sono diversi da quelli dei decenni scorsi. Più affaticati dalle mille richieste, interne ed esterne, ma anche più consapevoli e pieni di risorse. Se da una parte i genitori sono terrorizzati dagli alti standard di perfezione che sembrano richiesti, dall’altra stanno imparando a respirare a modo loro.

Libri, fumetti, film (molti dei quali vengono consigliati durante il laboratorio) parlano oggi un linguaggio più “normale” ai genitori o aspiranti tali. Si sta iniziando a capire che la bellezza della genitorialità è possibile anche se abbiamo tutti qualche difetto. Perchè in fondo non esiste genitore perfetto! Si comincia a comprendere che l’importante è come si cerca di rimediare alle difficoltà, non l’illusione di essere talmente brav* da non incontrare mai un ostacolo nella propria carriera di familiare.

Non serve essere perfetti, neppure serve essere per forza in coppia, per crescere figli felici. Molti genitori separati iniziano a comprendere che prendersi cura dei figli significa non dimenticarsi di sé e a dedicarsi uno spazio per confrontarsi con gli altri, per parlare delle loro difficoltà, per accettare quello che non funziona, cercando se possibile di farlo andare meglio.

Scrivere e confrontarsi con altri che vivono situazioni simili, permette di alleggerirsi e allo stesso tempo di definire meglio gli aspetti dove è bene lavorare. Prendersi cura del genitore che abbiamo dentro, significa sentire che è prima di tutto una persona, che può esser stata ferita, che può spaventarsi come può sentire con tutta se stessa la gioia dell’essere madre/padre.

Entriamo in contatto con la nostra imperfezione meravigliosa, facciamo la pace con i genitori che ci hanno preceduto.

“Mai come voi!” si impara ad urlare ai propri genitori nei momenti dell’adolescenza, molto spesso anche dopo. Le scelte fatte dai nostri genitori, il più delle volte con le migliori intenzioni, per il nostro bene restano spesso elementi di disturbo al nostro essere genitori sereni.

Vogliamo essere come o tutto il contrario di quello che abbiamo vissuto.

Ma nessun modello può adattarsi senza migliorie a nessuna esperienza reale. Imparare l’ascolto è la prima grande qualità di un genitore, ma ancor prima che l’ascolto del figlio, l’ascolto di sé. Cosa proviamo? Cosa ricordiamo e temiamo? Se riusciamo a fare pace con questo, se accettiamo i pensieri negativi che pure possono capitare, ecco che ci si apre una possibilità tutta nuova di essere madre/padre in un modo tutto nostro, tarato su quella che è la relazione reale con il figlio reale/sognato/desiderato/in arrivo.

Una relazione unica e speciale che possiamo avventurarci a vivere sempre meglio.

 

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

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