Le Relazioni della nostra vita. Perchè scriverne?

Scrivere è come attenderti. Rende meno amara la tua assenza.
Alessandro D’Avenia, “Cose che nessuno sa”

Non tutte le storie d’amore hanno la fortuna di finire nel migliore dei modi o di non finire.

Spesso quello che ci rimane è un dolore che non riusciamo a raccontare a nessuno, neppure a noi stessi. Il dolore di quello che avremmo voluto vivere e non abbiamo vissuto, di quello che avremmo voluto accadesse e non è accaduto. Un dolore che si nutre della nostra delusione, della nostra ferita amorosa che spesso, a sua volta, nasce da qualcosa che ci feriva già prima, storie che hanno a che vedere con il nostro passato, non solo di coppia.

Non lasciamo che il dolore abbia la meglio, possiamo decidere di imparare attraverso quello che proviamo, qualcosa di prezioso su di noi.

Possiamo trasformare un capitolo della nostra vita in un posto migliore, che non ci faccia più nè male, nè paura.

Molti amori avrebbero molto da insegnarci anche quando finiscono, anzi, impossibilitati a vivere il “per sempre” che vorremmo, è proprio da alcune storie che abbiamo vissuto che possiamo trarre insegnamento per amare meglio, per amarci meglio. Sono incontri che nascono come una magia del momento ma poi non trovano come andare avanti.

Non c’è niente di sbagliato, solo non si hanno le risorse per portare avanti la relazione e allora è bene troncarla prima che si logori anche il bello che c’è.

«Sai che penso?
Che quando due se vonno bene,
non è colpa de nessuno.»
Giancarlo De Cataldo, “Romanzo Criminale”

Quando però capita di vivere una relazione o ci si prepara a costruirne una nuova, è bene prendersi del tempo. Scrivere in questi casi è di molto aiuto. Per conoscersi e comprendere se davvero abbiamo abbastanza spazio a disposizione per una persona nuova nella nostra vita, se possiamo dirci liberi da tutte quelle aspettative magiche che potrebbero poi appensantire l’incontro, liberi dai “fantasmi” amorosi del passato che finiscono, troppo spesso, con l’avvelenare l’amore che potrebbe esserci.

Dedicare del tempo per comprendere come viviamo le relazioni e cosa ci aspettiamo dalle persone che amiamo è fondamentale.

Il prima nelle storie è fondamentale. Perchè, se non ha nulla a che fare con il nuovo incontro in sé, è di basilare importanza per chi ha voglia di incontrare un amore, chi intende aprirsi alla sorpresa di una nuova coppia.

Incontrarsi in modo nuovo, scrivendo delle proprie relazioni, imparando a guardarsi con occhi diversi diventa una maniera di sentirsi più sicuri di quello che si prova, di fare i conti con le esperienze vissute, provando a non appensantire il futuro con attese e aspetattive che quasi mai, per come le immaginiamo, possono essere rispettate.

Incontrarsi su carta, leggersi, aiuta a ridefinire la dimensione mitica dell’idea di coppia.

Quella stessa dimensione che spesso finisce con il rendere difficile la resistenza della coppia stessa, perchè la carica di attese eccessive, non relative alla persona che si ha davanti ma legate a quello che sta dietro di noi. Lasciar andare certe zavorre, ci restituisce in fretta un passo svelto e leggero e la possibilità di godere  meglio degli incontri che la vita ci propone. Senza sottolineare che, se invece ci aggrappiamo alla nostra zavorra personale, diventa quasi impossibile costruire un vero incontro, perchè il peso che portiamo non ce lo permette.

Scrittura Nuda ha creato uno spazio dove ci si possa dedicare a pensare al proprio modo di amare, di entrare in relazione, di ringraziare quello che abbiamo vissuto e prepararci al nuovo. Certamente non è l’equivalente di un lavoro profondo su se stessi, ma un primo approccio alla scrittura come strumento di conoscenza di sé e come possibile primo passo a raccontarsi in modo nuovo, potendo sorridere a quello che si scopre o a conferma della propria idea di relazioni, coppia, amore.

Credo sia questo il vero amore: avere l’impressione di stare al centro della propria vita, non ai margini. Nell’angolo giusto. Senza avere bisogno di sforzarsi per piacere all’altro, restare se stessi.
Katherine Pancol, “Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì

Scrivere ci permette di capire cosa amavamo e perchè amavamo in quel modo.

Scrivere ci aiuta ad andare avanti. A cogliere quello che possiamo fare nostro, lasciar andare quello che non ci appartiene più. Capire come amiamo, ci rende possibile amare di nuovo. Amare meglio.

 

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

 

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Quando si scrive l’Amore – Scrittura relazionale

“[…]non puoi capire il favore che mi fai, che le riporti tutto indietro.”

Lo capivo invece […]

La gente è disposta a pagare […] se può evitare il dolore, è disposta a pagare pur di non guardare in faccia il fallimento. Ludovico aveva detto una frase importante: nella sua ottica io stavo riportando tutto indietro. Fu allora che compresi l’enorme valore simbolico della restituzione quando due persone si lasciano.

Vins Gallico “Final Cut”

Le prime parole che scriviamo, sono spesso parole d’amore.

Amore per un genitore, per un animale domestico, un amico, un fratello, Babbo Natale. Impariamo a scrivere per dare un nome e una forma a quel sentimento che proviamo dentro, per capirlo, per imparare a vivere con quel meraviglioso segreto che è amare.

Scrivere e Amare quanti punti di contatto hanno?

Quando si mette mano alla penna, specie se siamo nell’età dei primi innamoramenti, è per NECESSITA’. Spesso per la necessità di non esplodere, scrivere mille volte la stessa frase, che sia un timido TVB o un sonoro TI AMO con tanto di cuoricini sulla I, è il modo che troviamo per tenere sotto controllo le nostre forti emozioni. Vogliamo sentirci amare e sentire la vita che ci scorre dentro nel provare quell’emozione così piena, così strana, così potente. E sappiamo bene, quanto quel potere possa essere positivo o farci stare malissimo. Allo stesso tempo, quando una relazione finisce, spesso è alla carta che affidiamo i nostri pensieri, il dolore della rottura, le lettere agli amici o alla persona amata, per cercare di capire, per rimettere insieme i pezzi, per fare ordine nel disordine dei sentimenti.

Come le relazioni che intessiamo con gli altri, specie se amorose, specie le prime, hanno un peso significativo sull’idea che costruiamo di noi stessi, su quello che penseremo di noi, su quello che crederemo di valere.

Quando si parla d’amore e di relazioni, nei Laboratori di Scrittura Nuda, la temperatura emotiva si alza sempre. Perché l’amore, in tutte le sue forme, diventa facilmente fonte di riflessioni su come guardiamo alla nostra vita. Come amiamo, chi scegliamo di amare, quanto riusciamo a costruire con chi amiamo, quello che resta nostro dopo una rottura, sono tutti elementi fondamentali nel delicato quadro della nostra vita. Ogni gesto d’amore, fatto o ricevuto, una nuova pennellata. 

Scrivere dell’amore vissuto, significa scrivere di come noi lo abbiamo vissuto e fatto nostro. Significa avvicinarsi, molto più di quanto si creda, a noi stessi, ancor più che alla persona amata. Per questo scrivere di amore e relazioni, traccia un ritratto di noi stessi e ci permette di conoscerci, attraverso le emozioni provate, piacevoli e spiacevoli che siano state.

Condividere poi quello che abbiamo scritto, ci permette di sentire l’empatia degli altri, di perdonarci alcune debolezze, di riconoscere l’umanità delle nostre emozioni, accogliendo anche quelle sensazioni difficili, come la mancanza, che ci appesantiscono il passo. Spesso, negli incontri di scrittura dedicati alle relazioni, si parla di quelle terminate, l’obiettivo e fare in modo che anche le emozioni spiacevoli, una volta scritte, possano trovare un loro posto a tavola, che sia possibile arricchirsi e imparare dando un significato a quanto si è vissuto anche se racconta di un amore finito. Prendiamo con noi l’eredità di quella storia, crescendo e facendo spazio per il futuro.

Ma scrivere l’Amore è anche imparare ad esercitare la bellezza di questo sentimento, per esempio scrivendo lettere d’amore, valide ed emozionanti anche ai tempi dei Social, dove possiamo trovare le parole giuste per comunicare a chi amiamo, i nostri sentimenti, ricordandoglieli o svelandoglieli ancora più chiaramente. Un esercizio che rinforza e riempi di gratitudine noi e chi riceve poi le nostre creazioni.

[…]Noi pensiamo allo stesso modo. Leggiamo le nostre menti. Sappiamo ciò che l’altro vuole senza chiedere. A volte ci irritiamo un po’ l’un l’altro. Altre volte, forse, ci diamo per scontati. Ma di tanto in tanto, come oggi, penso a tutto questo e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la mia vita con la più grande donna che abbia mai incontrato. Sei ancora affascinare e mi ispiri. Mi incoraggi al meglio. Sei l’oggetto dei miei desideri, la prima ragione della mia esistenza sulla Terra.

Lettera scritta dal musicista Johnny Cash

per i 65 anni della sua amata June Carter, il 23 giugno 1994.

Scrivere d’amore  è arricchirsi, perché in questo sentimento sono moltissime le emozioni che trovano casa. Farlo insieme ad altri diventa un modo per capire il nostro modo di amare, affrontando anche gli aspetti delicati e dolorosi, certamente, esercitarci nel dare spazio a quello che proviamo, con carta e inchiostro, è sempre una belle occasione per innamorarci di noi stessi e non farci mancare mai il nostro stesso supporto.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

Come fosse La Prima Volta – Scrittura degli Inizi

 

Il verbo adatto alla gioia: cominciare.
Peter Handke

 

La bellezza degli inizi è innegabile. E’ facilissimo averne riprova, proviamo a rammentarle insieme? La prima volta che siete saliti su una bici, la prima volta che avete baciato, la prima volta che avete volato o visto nascere una vita. Le ricordate? Molto probabilmente si. E insieme all’immagine, sale in fretta alla mente la sensazione emotiva che vi è legata. Allegria, malinconia, tristezza, rabbia, paura, gioia. Sono tutte emozioni importanti per la nostra crescita e consapevolezza.

Per questo è bene tenerle a mente. Attraverso la scrittura è possibile lavorare su diversi aspetti della memoria, coinvolgendo le emozioni che in determinati ricordi sono conservate. Infatti, possiamo, non solo dare voce ai ricordi rievocandoli ma riportare al presente l’emozione che a questi è legata e renderla più nostra, presente, o elaborata, quindi libera di lasciarci (e noi di farci lasciare).

 

Il PRIMA è l’inizio di ogni DOPO

L’entusiasmo con cui ci affacciamo ad una nuova esperienza è una carica che ci arriva dritta al cuore. Scrivere ci aiuta a tornare a quella carica, a ricordare l’energia che abbiamo dentro di noi quando siamo in procinto di vivere un momento per noi nuovo.

Esempio. Pensiamo di non poter più provare l’entusiasmo che sentivamo la prima volta che siamo usciti di casa da soli per fare una commissione. Ma quell’entusiasmo è ancora lì. Proviamo a scrivere come ci sentivamo. Cosa era successo quel giorno, cosa sentivamo in quel preciso momento. Un misto di adrenalina e tensione, un solletico pieno di entusiasmo a scoperta. Cosa significava per noi quel momento?

Allo stesso tempo, tornare a prime esperienze anche non del tutto gradevoli e ben riuscite, ci permettono di prendere appunti per quelle che verranno dopo. Possiamo costruire un dopo migliore partendo da un prima negativo.

Esempio. Il primo colloquio di lavoro andato male, cosa è successo? Prima di tutto: come ce lo raccontiamo? Proviamo a scriverlo, in soli 5 minuti, di getto. Dopo averlo fatto, rileggiamo. Ora proviamo a farci delle domande (se ci sono persone intorno di cui ci fidiamo, proviamo a vedere a loro che effetto fa il nostro “racconto”). Stiamo dando la colpa a qualcuno? Per esempio, da quanto abbiamo scritto, l’intervistatore risulterebbe prevenuto. Ma è stata davvero tutta colpa di chi era di fronte e noi o abbiamo giocato un ruolo fondamentale nel come sono andate le cose? Come ci eravamo preparati? Che emozioni sentivamo? Ci sentivamo davvero pronti? Era il lavoro che sognavamo? Siamo andati spinti da qualcuno? Cosa avrà pensato di noi il reclutatore? Sono tutte domande che possono aiutarci a capire meglio cosa sia accaduto, non per farne un thriller da risolvere, ma per comprendere come abbiamo costruito la nostra verità in merito.

Gli INDIMENTICABILI INIZI

Nell’estate 2016 usciva questo articolo su Focus che riportava i risultati di una piccola indagine legata alla campagna social #PrimoMorsoDay, giornata, commerciale, dedicata alle prime volte indimenticabili. Su 4500 italiani, attraverso l’analisi dei loro pareri (metodologia WOA cioè, appunto, Web Opinion Analysis) monitorati online, si è scoperto quali sono le “prime volte” indimenticabili per gli italiani. Riporto in seguito, come da articolo, la TOP TEN:

1) IL PRIMO AMORE

2) LA NASCITA DEL PRIMO BAMBINO

3) LA PRIMA VITTORIA

4) IL PRIMO MORSO A UN NUOVO CIBO

5) IL PRIMO VIAGGIO SENZA LA FAMIGLIA

6) IL PRIMO MATRIMONIO

7) IL PRIMO BACIO

8) LA PRIMA MACCHINA

9) LA PRIMA VOLTA ALLO STADIO

10) IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Senza soffermarci sull’iniziativa, non c’è dubbio che sono tutti momenti a ragione importanti nella vita di ognuno. Lavorare sulle prime volte, ci sofferma sugli inizi dell’esperienza consapevole, momenti che hanno contribuito a costruire la nostra identità. Sono momenti in cui abbiamo realizzato un progetto (la macchina, andare allo stadio etc) legato alla libertà come alla passione.

Chiudi gli occhi
immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza
si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora
N. Fabi “Costruire”

Le prime volte disegnano la nostra  vita, il nostro percorso come persone libere di essere, che cercano di essere indipendenti, autonome, amate. Scrivere su questi singoli aspetti, ci riporta a una immagine di noi più consapevole e reale e restituisce anche valore alle nostre scelte quotidiane, che forse nel tempo hanno perso di forza emotiva (non guidiamo più come facevamo allora quel vecchio catorcio di seconda mano, magari di una vecchia zia, che però per noi voleva dire  l i b e r t à !).

La prima volta ha sempre un posto importante nei nostri laboratori.

Molti esercizi su cui abbiamo lavorato, sono il frutto della riflessione sul potere della “Prima Volta che…”

Perchè nella “prima volta” risiede un potere particolare. In quel primo slancio verso un futuro che non si conosce, trova posto il meglio di noi, il sogno di quello che vorremmo, il desiderio di farcela, la paura che ci stimola ad andare avanti, il timore di quello che non si conosce e la consapevolezza di voler rischiare per arrivare dove vogliamo. Come potremmo non dare voce a tutto questo? Dal primo bacio al primo viaggio in aereo, le prime volte ci costruiscono e da loro possiamo imparare molto, per questo meritano attenzione.

Senza dimenticare che però, dopo il primo passo, il nostro viaggio deve andare avanti.

 

 

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

Il quaderno per i miei ricordi di mamma

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Pier Paolo Pasolini

Non ho una grande memoria. Il mio cervello, soprattutto, confonde le date e falsa i piani temporali. Quasi ogni evento che mi riguardi è categorizzabile in passato prossimo e passato remoto e presente. Già, perché il futuro non posso controllarlo e mi mette ansia. Ma questa è un’altra storia.

Tornando al tema dell’articolo, sono costretta ad ammettere che questa forma di amnesia coinvolge anche i ricordi con i miei figli. Ho sempre provato una sincera e benevola invidia per quei genitori che rammentano esattamente a quanti mesi il proprio figlio ha pronunciato mamma o papà, hanno impresso a fuoco il giorno in cui si è staccato dal bracciolo del divano per compiere i fatidici primi passi o il momento in cui il primo dente ha fatto capolino in quell’adorabile bocca tutte gengive e sorrisi.

La mia mente raccoglie e conserva immagini, odori, sensazioni, emozioni e suggestioni. Ma raramente colloca, appunto, gli aneddoti e i fatti nel tempo. Non avendo ancora trovato un rimedio efficace alla mia mente volteggiante, sono corsa ai ripari.

Per ognuno dei miei due figli ho creato un quaderno della memoria.

Ci scrivo da quattordici anni. Per il maggiore ho iniziato al momento della nascita, ho appuntato il peso e un sacco di prime volte: la prima poppata, la prima pappa, le parole buffe, i denti, la prima volta che è andato in bicicletta senza le rotelle (lui non lo sa, ma persino la prima cotta 😛 ). Non lo aggiorno con regolarità e sicuramente qualcosa ho scordato (strano, eh). Per la secondogenita ho iniziato prima, negli ultimi mesi della gravidanza.

Ogni tanto leggo loro qualcosa e, almeno, sono stata in grado di soddisfare la curiosità sui periodi della vita di cui non hanno memoria.

Ultimamente sto anche pensando di mettere in bella questi quaderni  e aggiungere foto e decorazioni.

Dato che il problema di tutti è sempre la mancanza di Tempo, Marzia ed io abbiamo pensato di inserire la creazione del Quaderno del Ricordo Paffuto come ultimo esercizio all’interno del Laboratorio dedicato alla maternità, un percorso di scrittura dedicato a tutte le mamme, da quelle ancora pancia-munite a coloro che hanno figli grandi.

Sarà un’esperienza bella ed arricchente poter creare anche il proprio quaderno tutte insieme! (Ovviamente sono ben voluti anche i padri!).

P.S.

Lo sai che ad ottobre torniamo con tante nuove proposte laboratoriali? Oltre a quello base, ce ne saranno di tematici (tra cui quello sulla maternità, ma anche sulle relazioni ed altri), i weekend fuori porta – in cui coniugare relax e scrittura e anche gli incontri individuali dove potrai scegliere tra Marzia e me e anche la sede che ti è più comoda (Torino con lei – Lucca o Milano con me).

Trovi tutti i dettagli QUI e se hai domande: SCRIVICI!

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA Veronica barsotti, docente, autrice, BLOGGER.

 

La scrittura per affrontare un lutto

Sfogliavo pigramente la mia dose di informazioni online quando mi sono imbattuta in questo articolo di Concita De Gregorio (QUI).

La giornalista e scrittrice pubblica una testimonianza toccante: è la lettera di Maurizia, scritta a tre anni dal suicidio del marito. Quando l’assenza diventa presenza, quando il dolore diventa solido perché indigeribile e invivibile, ecco che la scrittura ci viene incontro.

La penna diventa uno dei pochi appigli che ci permette di non perdere noi stessi – la scrittura medicina, come la definisce efficacemente la De Gregorio – ma anche di non lasciar affievolire il ricordo della persona cara “Mauro aveva belle mani, abituate solo ad accarezzare i suoi amati libri e sfogliare i miei capelli. Ora faccio fatica a ricordarle…” o dei momenti condivisi, quei rituali apparentemente insignificanti che ci sostengono nella malinconia “Mi restano le nostre abitudini: il supermercato al giovedì.”

In questa lettera affidata ad una rubrica, Maurizia sa che le sue parole hanno un destinatario. Nelle orecchie di chi ci ascolta, così come negli occhi di chi ci legge con empatia e senza alcun giudizio, c’è sempre una mano tesa, un angolo protetto in cui abbandonarsi alle lacrime sapendo di poter ricevere un conforto, foss’altro nell’aver con_diviso parte di un fardello impossibile da portare da sola “Grazie di aver ascoltato la mia piccola storia. Le parole curano. Grazie”.

A differenza della scrittura diaristica in cui chi scrive è completamente rivolto verso se stesso (con le dovute specificità, ovviamente – c’è chi scrive sperando di essere letto, di lasciare una traccia, una memoria e chi invece morirebbe se sapesse che lo spazio intimo delle proprie pagine è stato violato) nella lettera il destinatario svolge un ruolo determinante: c’è qualcuno in ascolto.

E quello stesso ruolo lo troviamo all’interno dei gruppi, che svolgono non solo una funzione di cuscinetto, ma svolgono anche il ruolo di corpo pensante ed empatico che partecipa, consola e soprattutto accoglie.

Non isolarsi e confrontarsi è fondamentale anche e soprattutto nelle situazioni dolorose dell’esistenza, perché ci consente di ricomporre il nostro Io, così duramente messo alla prova dagli eventi.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA Veronica barsotti, docente, autrice, BLOGGER.

 

 

Volevo Essere Bionda. A Milano per la prima uscita da scrittrice di Veronica

Chi si ferma è perduto. Si dice. E infatti noi, qui, non ci si ferma per niente. Anzi.  Si corre, anche quando sembra che tutto sia immobile. Anzi, ancora di più in quei momenti, dentro, si sta correndo una grande maratona.

Tutto questo per dire che in questi mesi, di riunioni sui prossimi progetti di Scrittura Nuda, di telefonate, di sogni su cosa potremmo organizzare, ne abbiamo fatte tante. Ma poi la vita ci mette il suo e se non è la vita è una casa editrice. Nel nostro caso si tratta della DO IT HUMAN Editori  che ha dato alle stampe proprio da pochissimo, il libro di Veronica, la nostra Barsotti, l’altra parte di SN, insieme a me, che scrivo qui per raccontarvi il bello di avere una socia felice.

Solo qualche giorno fa, a Milano, è stato possibile stringere tra le mani le prime copie del libro di Veronica e ascoltare le sue parole, tra emozioni e battute, intorno alla sua avventura di scrittrice, in una avventura la sua che di carta, penna e biografia si è nutrita non poco.

Si chiama “Volevo essere Bionda” (2017) ed è una piccola grande storia, che racconta come le cose non sempre sono facili, belle e semplici, ma ne vale comunque la pena. Perché nonostante le complicazioni del caso, la vita riesce a stupire e diventare da grigia a fantastica, riscoprendo se stessi e la meraviglia quotidiana delle piccole cose.

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Veronica alla presentazione del suo libro a Milano 23 giugno 2017 

 

Abbiamo parlato molto, nei nostri incontri dall’inizio di Scrittura Nuda, della bellezza e dell’importanza di scrivere per stare meglio, per fare ordine, per riprendersi le proprie emozioni, i propri desideri, a volte la propria vita. Il libro di Veronica, ci illustra come, pur romanzando il giusto, la vita, con le sue difficoltà, possa essere vissuta pienamente, sorridendo anche dopo, prima e a volte durante le lacrime. Scrivere di sé per raccontare una storia che non è più solo di chi la scrive, ma in questo caso anche non poco di chi la legge. 

Per chi avrà il piacere di comprare il libro, di certo sarà una bella sorpresa scoprire la vita di Arianna, la protagonista del romanzo, e intanto capire qualcosa in più della propria, facendo chiarezza su tanti aspetti della vita, dall’amore al sesso, dal lutto di una storia che finisce al bello di tornare a casa dai propri affetti più cari, senza mai dimenticare la gioia di essere mamma e la voglia di essere se stessa. Il tutto sorridendo con una tazza di caffè in mano ( e se vi viene voglia di capire meglio la trama, sarà il caso di comprare il libro n.d.b.)

Ora che il libro è uscito, non ci resta che ri-metterci al lavoro.

I nostri progetti autunnali sono pronti, le date ci sono, le idee anche, ci serve solo quell’ultimo slancio, nonostante il caldo, per arrivare alla tastiera e premere INVIO e avere la possibilità di lavorare insieme per rendere questo nostro progetto di scrittura autobiografica ancora più grande.

Noi ci siamo, e voi? 


Approfitto di questo spazio per fare alla mia Socia Veronica ancora i miei auguri per la sua creatura di carta e parole. Io la mia copia ce l’ho e l’ho già letta, spero lo faranno in molti. Marzia C.

Scrivere Liste – Una forma d’arte per star bene

C’è meno disordine nella natura che nell’umanità.
Edgar Morin

La nostra mente è un grande archivio. Avete presente il film “Inside Out”? Questa piccola meraviglia di animazione Disney (2015), ci fa fare una passeggiate nella mente di una ragazzina e noi vediamo come, lì dentro, tutto è catalogato, diviso per emozioni, per importanza, per momenti. Ecco, noi funzioniamo così. Cerchiamo di dare ordine alle informazioni in modo che queste ci causino meno complicazioni. Il caos, pur necessario e creativo, non può essere l’unico presente dentro di noi, per poter ritrovare una direzione, arriva il momento di fare ordine.

Cosa di meglio di una Lista per fare ordine dentro di noi?

In Giappone, da qualche tempo, è nata una vera e propria “listomania”. Sono tutti presi dalla bellezza pulita delle liste. Liste per qualunque cosa. Certamente il Giappone è un paese meno caotico e disordinato dentro e fuori di quanto non lo sia il nostro, eppure, l’arte della lista non ci è indifferente. Anche in Occidente si sta imparando ad amare la lista. Non più solo quella della spesa, ma liste buone per tutto.

Ma pensiamoci. Perchè facciamo la lista prima di andare a fare la spesa? Ecco la lista dei motivi:

  • Fare chiarezza tra cose importanti e non
  • Non perdere tempo per ricordarci cosa ci serve nella confusione del supermercato, magari arrivando di corsa, dopo un giorno di lavoro e con i bambini che propongono ognuno la sua idea di “cena perfetta”
  • Fare in modo di non comprare cose inutili, concentrarci sull’essenziale
  • Organizzare la cena, il pranzo, la nostra vita alimentare in maniera equilibrata
  • Non dimenticare qualcosa di fondamentale che fatichiamo a tenere a mente
  • Ricordare che abbiamo a cena persone con bisogni alimentari speciali
  • Evitare di comprare solo quello a cui siamo abituati (e probabilmente abbonda nelle nostre cambuse alimentari) etc etc etc …

Ecco. Le liste hanno questo compito. Fare chiarezza e semplificare ed è un’arte che è bene imparare a coltivare. Se volete un testo che vi accompagni in questa arte, vi propongo il piccolo manuale “L’arte delle liste” scritto dalla giornalista e scrittrice francese Dominique Loreau (2012, ed.Vallardi) che, neanche a dirlo, si è trasferita da tempo in Giappone e a cominciato a pensare che “meno è meglio” e per arrivare al meno, le liste sono state un ottimo alleato.

Le parole sono come la dimora in cui abitiamo: usiamole quindi con la stessa cura e lo stesso amore per poter conservare traccia di tutte le piccolezze di cui è intessuta la nostra vita.

Domenique Loreau

L’arte del poco, dagli Haiku alle liste

Viviamo intossicati dal troppo e questo finisce con farci perdere di lucidità. L’aiuto della cultura zen in questo non è da sottovalutare. L’arte del poco arriva da loro, dalla loro attenzione alla meditazione, alla concentrazione, al lasciare andare quello che non serve. Non per niente, sono stati i creatori degli HAIKU, una delle forme poetiche più semplici ma toccanti che possiamo trovare, che hanno sapute appassionare poeti di tutto il mondo, tra cui i nostri Ungaretti e Quasimodo. Nati nel diciassettesimo secolo, questa forma di arte poetica rappresenta il nucleo dell’idea di essenziale.Si tratta di tre versi costituiti in totale da 17 more secondo lo schema 5-7-5, una metrica classica che si usa sempre uguale.

Un esempio di haiku è quello che segue di  Kobayashi Issa (1763-1827):

Mondo di sofferenza:
eppure i ciliegi
sono in fiore.

Dalla semplicità di queste pur potenti composizioni poetiche, segue la capacità di diventare essenziali nel redigere e scrivere liste. Un modo anch’esso poco invadente per fare ordine e ricordarci le nostre priorità.  Una maniera poco invadente di stimolare la nostra creatività facendo ordine.

Finiamo con il semplificare il mondo in cui viviamo per definirci

Quindi, in sintesi, imparare a fare le liste ci permette di semplificare, semplificare ci permette di togliere il superfluo che ci appesantisce di concentrarci sui nostri obiettivi più importanti. La lista ci aiuta a gestire il nostro tempo senza perdere energie e minuti, ore importanti. Inoltre, il piacere di rileggere le nostre liste passate finisce per avere su di noi la stessa forza di leggere un vecchio diario. Con meno parole e meno spazio occupato.

Scrivere anche in questo caso è un aiuto a renderci più protagonisti di quello che facciamo, a scegliere con più chiarezza cosa è importante e cosa no.

Quali liste sono possibili? Qualunque lista possa esserci utile

Cosa possiamo mettere in lista un punto dopo l’altro? Qualunque cosa sia necessario.

Per esempio come occupare al meglio il nostro tempo, cosa vogliamo raggiungere e in che tempi, cosa fuggiamo e quindi cosa non dobbiamo più fare a noi stessi ma anche i  libri da leggere nei prossimi mesi come appunti sulla nostra vita personale, vita sociale, desideri compresi.

Possiamo fare una lista dei comportamenti che vogliamo allenare in merito ai tempi più disparati, nel rispetto dell’ambiente, degli amici, di noi stessi.

Con ordine, affronta il disordine; con calma, l’irruenza. Questo significa avere il controllo del cuore.

Sun Tzu

Man mano che troviamo i nostri argomenti riusciamo ad alleggerire e chiarire le nostre idee. Dare forma e mettere ordine per liberarci di quanto non ci occorre. Possiamo scoprirci crescere facendo liste.  Noi stesse, qui a Scrittura Nuda, stiamo lavorando a degli esercizi sul tema.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

 

 

RDM – La Pizza di Maddalena

Ricette della Memoria

La Ricetta della Pizza

Ingredienti per un po’ di persone.

Farina – in quantità variabile
Lievito di birra – poco
Acqua calda – quanto basta
Sale – un pizzico

Per la farcitura: alimenti a fantasia

Per la preparazione.

Preparare l’impasto mescolando i vari ingredienti e lasciare crescere
finché casa non si popola. Preriscaldare il forno, stendere l’impasto e
lasciare agli altri la libera farcitura.
Cuocere quanto basta.
Da mangiare appena si è tutti, a piacimento calda o fredda.
Buona anche nei giorni a seguire.

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Scrivere Poesie per stare meglio

Una poesia completa è quella in cui un’emozione trova il pensiero e il pensiero trova le parole.

Robert Frost

A volte è un soffio, un fremito che non sappiamo spiegare eppure riesce ad emozionarci. A volte è una necessità di dare un contorno all’emozione, di riuscire a non farci distruggere da quello che proviamo esprimendolo in parole, parole che trovano una loro armonia anche se possono suonare surreali, strane, geometriche o languide. Quando la barca della nostra anima è alla deriva, la poesia può diventare la nostra scialuppa di salvataggio. Salva la lucidità che ci resta, protegge la nostra identità, cura la sofferenza che proviamo. Questa è la poesia. La poesia non dobbiamo capirla, permette di esprimere quello che non abbiamo trovato altre parole per raccontare.

Scrivere poesia libera le emozioni

Diversamente dalla prosa la poesia riesce a librarsi oltre le comuni regole dello scrivere. Perché crea le sue regole e definisce il suo universo ogni volta. La poesia da sempre è stata un supporto per chi aveva qualcosa da manifestare. Sono molti i poeti che hanno trovato nelle loro emozioni motivo/necessità di scrivere, una su tutti Alda Merini ma anche Ada Negri o Emily Dickinson hanno saputo trasformare in poesia il loro tormento, il loro mondo interiore.

Se solitamente siamo instancabilmente alla ricerca di semplificazioni, mettendo la vita in poesia, dietro le etichette, possiamo trovare molto che va ad arricchire il tutto, le sfumature diventano fondamentali.

Scrittura Nuda

Scrivere poesia può salvare quando il malessere che proviamo non trova le parole giuste. Il disagio che possiamo vivere in momenti particolari della nostra vita, sintomi e segnali che potrebbero trasformarsi in qualcosa di più grave, possono trovare nella poesia una strada percorribile per manifestarsi. Allo stesso tempo, anche chi ha ormai manifestato una vera e propria depressione, può trovare un aiuto importante nella poesia.

La poesia alleata del pensiero laterale per trovare nuove soluzioni

La poesia può permettere un nuovo sguardo sulla nostra vita, dare occasione di cambiare prospettiva, stimolando quella parte di noi che è capace di Pensiero Laterale, quella modalità di pensiero che ci porta a risolvere i problemi guardandoli da nuove angolazioni. Lo sviluppo del pensiero laterale, definito e sviluppato in primis da Edward De Bono, stimola e aumenta la nostra creatività, favorendo una nuova visione del mondo.  E cosa più della poesia, che segue regole diverse dal mondo dove poggiamo i piedi, può aiutarci nello sviluppare alternative?

Il vero viaggio di scoperta non consiste nel visitare nuove terre,

ma avere nuovi occhi.

Marcel Proust

Negli anni 70 negli Stati Uniti si andava facendo strada l’idea che la poesia potesse essere un vero e proprio strumento di cura, in quel periodo nasce la Poesia Terapia (poetry therapy) che permette di affrontare i problemi insieme ad uno specialista, alla carta e alla penna.  Così, per poter analizzare e superare emozioni e ricordi dolorosi, la poesia diventa una risorsa speciale, che permette di riflettere su di sé e sulla propria esperienza e insieme assumere un ruolo più consapevole e attivo. Per questo nella terapia può essere un valido strumento per affrontare aspetti dolorosi, momenti di disagio, situazioni in cui è difficile dirlo in parole. La realtà descritta con la poesia diventa più accettabile e aiuta le persone ad appropriarsene, condividendola. Questo diventa un prezioso alleato per lo psicologo ma anche in contesti non meramente terapeutici, la poesia riveste un ruolo di facilitatrice e stimolatrice da non sottovalutare.

La poesia fa bene anche leggerla

Ci sono poi poesie che aiutano leggendole. Sono molti gli studi che sono andati a verificare come, determinati autori, possano motivare un miglioramento nelle proprie condizioni emotive, un aumento delle energie, della visione positiva. Per esempio, questa poesia di Mario Benedetti potrebbe essere usata per farsi forza in un momento difficile.

Non ti arrendere

Non ti arrendere, ancora sei in tempo
di conseguire e cominciare di nuovo,
seppellire le tue paure,
liberare il buonsenso,
riprendere il volo.
Non ti arrendere perché la vita e così.
Continuare il viaggio,
perseguire i tuoi sogni,
sciogliere il tempo,
togliere le macerie
e scoperchiare il cielo.
Non ti arrendere per favore, non cedere
anche se il freddo brucia
anche se la paura morde
anche se il sole si nasconde
e taccia il vento
ancora c’è fuoco nella tua anima
ancora c’è vita nei tuoi sogni.
Perché la vita è tua e tuo anche il desiderio
perché lo hai voluto e perché ti amo.
Perché esiste il vino e l’amore, è certo.
Perché non vi sono ferite che non curi il tempo
aprire le porte, togliere i catenacci,
abbandonare le muraglie che ti protessero,
vivere la vita e accettare la sfida,
recuperare il sorriso,
provare un canto,
abbassare la guardia
e stendere le mani
dispiegare le ali
e tentare di nuovo.
Celebrare la vita e riprendere i cieli.

[…]

Scrivere, risulta sempre essere uno strumento potentissimo di aiuto. Certamente, da sola, la poesia non potrà prendere il posto di un percorso di psicoterapia, in alcuni casi, ma sarà un suo valido alleato in molte occasioni. Quindi leggete, scrivete, pensate in poesia.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

Tra Redenzione e Contaminazione – Come racconti di Te?

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.
José Saramago

Siamo tutti narratori e, così come è impossibile non comunicare, come scriveva Paul Watzlawick, non possiamo non raccontare. Ogni giorno, ognuno di noi, crea la sua realtà e la condivide con gli altri attraverso storie. Storie che parlano di noi, non solo perché ne siamo protagonisti, ma perchè vengono create sempre, anche quando non ce ne avvediamo, con un significato e uno scopo precisi, tagliati a misura del narratore.

Prendete il come raccontate.  Ognuno di noi ha un suo modo di creare il racconto dei propri eventi di vita. Se ci fate caso, mentre spiegate quello che avete fatto ieri o parlate con una persona su cui vorreste fare colpo, vedrete che anche un piccolo evento della vita verrà raccontato in modo differente proprio per il fine e il significato che gli attribuiamo.

Facciamo un esempio. Lo stesso evento, aver partecipato ad una festa, avrà tutto tutt’altro stile se raccontato alla mamma, ad ogni età, che chiede se avete fatto tardi o ad una persona che ci piace. Toni, parole, immagini usate diventano tutta un’altra storia e non necessariamente mentendo o inventando, solo rinvigorendo alcuni particolari invece che altri.

Ognuno di noi è narratore della sua vita, un narratore che cambia la storia man mano che accadono le cose, che si impegna in un “atto di creazione”, dice l’antropologa Mary Catherine Bateson che si trasforma in continuazione, mettendo insieme i pezzi della storia secondo un disegno unitario unico e personale, che viene deciso da noi. Gli stessi eventi creeranno quindi storie diverse se diversi saranno i narratori.

La psicologa Dan McAdams (Narrating the generative life. Psychological Science, 26 del 2015) della Northwestern University, studia da trenta anni quelle che definisce l’identità narrativa, che potremmo descrivere come la storia tagliata su misura per noi secondo i nostri personali ingredienti, definendo un vero e proprio mito personale. Un mito che contiene dentro di sé l’idea di cosa sia un eroe buono e uno cattivo, che parla di sfide da superare, sofferenza, felicità. Quando vogliamo farci conoscere dall’altro, ecco che gli proponiamo la nostra storia o piccole parti di questa e chiediamo si faccia lo stesso, per capire chi abbiamo davanti. Quelle che facciamo ogni volta che ci raccontiamo sono “scelte narrative”. Scegliamo di dare enfasi su elementi positivi o negativi, a seconda di come siamo, interpretando un medesimo evento come buono o cattivo in maniera del tutto nostra.

Book History Tell Narrative Fairy Tales Dream

Studiando le storie per anni, Mac Adams* è arrivata a ritenere vi siamo due modi di raccontare storie.

DAL MALE AL BENE

Da una parte ci sono le persone che mostrano un atteggiamento positivo e costruttivo, con il pensiero rivolto al futuro della società e delle generazioni. Si tratta delle storie chiamate di redenzione (redemption), dove si passa dal male al bene. Come scegliere di parlare di eventi difficili ma arricchenti, tipo occuparsi degli altri, la morte di una persona cara che rinnova il desiderio di stare vicino agli altri. Solitamente si ritiene che questo metodo narrativo, questa maniera di parlare della propria vita, sia attribuibile a chi sente di avere una vita piena di significato. In questo caso, infatti, racconterà storie di crescita, di legami con gli altri, storie per la comunità, piene di azioni costruttive. Al centro dei racconti avremo un messaggio positivo.

DAL BENE AL MALE

Dall’altra parte, ci sono le persone che hanno un atteggiamento ansioso e negativo, che rendono le loro storie tendenti ad aspetti depressivi, talvolta anche meno coerenti nello sviluppo della storia, ma con un filo conduttore, la trasformazione, contaminazione (contamination) di storie positive con aspetti spiacevoli. Storia dove, partendo da situazioni positive, si passa al male. Si parte dalla nascita di un bambino per terminare con un lutto devastante, subito poco prima o dopo. Si tratta di persone meno partecipi alla società.

Un diverso modo di narrarsi accompagna un diverso livello di adattamento alla società e alla vita in genere. Spesso, in terapia, si lavora per modificare e interpretare le storie della nostra vita in un modo diverso, dando altri significati, permettendo di riscrivere le storie in maniera più positiva, dando più controllo al narratore, in termini positivi e costruttivi.

E’ bene essere consapevoli del proprio modo di prendere posto nel mondo, se in maniera positiva e negativa, se adattandosi costruttivamente o con toni depressi e passivi. In questo compito, la scrittura ci fornisce una strada maestra per sondare il nostro modo di raccontarci. Fate una prova, raccontate su carta un episodio capitato ieri, da dove partite? Con che toni? Con quali parole? E come decidete di scrivere il finale?


*Articolo della dr.ssa Mc Adams et al. “PERSONALITY AND SOCIAL PSYCHOLOGY BULLETIN” REDEMPTION AND CONTAMINATION, When Bad Things Turn Good and Good Things Turn Bad: Sequences of Redemption and Contamination in Life Narrative and Their Relation to Psychosocial Adaptation in Midlife Adults and in Students.

 

 

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.