La sostanza è forma: le parole e l’abuso (e un esercizio)

“Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia. Giordano Bruno”

È da poco trascorsa la Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne, da mesi si susseguono i dibattiti sulla violenza: subita, denunciata, taciuta. Ci si interroga sulle cause, sui silenzi, sulla tempistica di una denuncia.

Non entrerò nello specifico del tema, non è questa la sede. Quello che mi preme comunicare è invece la necessità di elaborare un dolore che si reitera nel tempo, quando il trauma non viene affrontato nel modo corretto.

In assoluto, è ovvio e consigliato rivolgersi a un terapeuta, impossibile e pericoloso chiudersi in quel silenzio che spesso viene imposto alla vittima. Sappiamo che la maggior parte degli abusi avviene in famiglia e nelle relazioni affettive. Sappiamo che  il termine abuso racchiude non solo quello di natura sessuale, ma anche la manipolazione psicologica e, in generale, tutte le azioni esercitate da un rapporto di potere in cui un soggetto agisce violenza su un altro.

Affrontando il tema complesso non dal lato terapeutico, ma filosofico, emerge l’importanza della parola come contenitore del pensiero.

Non possiamo descrivere un dolore, se non possediamo i termini giusti; se non lo releghiamo in una forma, non possiamo maneggiarlo e disinnescarne la pericolosità psicologica.

Proprio per questo è necessario uscire dal silenzio, che non significa solo e soltanto denunciare (non tutt* trovano la forza, il coraggio e non sempre nell’immediato).

La scrittura è uno strumento potente di autodeterminazione proprio perché rende materia l’ineffabile, le emozioni, le sensazioni.

E se il dolore diventa materia, si può lavorare.

Ci sono volte in cui ti sei sentit* minacciat*,  violat*, manipolat*?

Vuoi provare? Ti proponiamo questo esercizio, poi – se ti va – puoi condividere con noi le tue impressioni.


ESERCIZIO: SCRIVERE IL DOLORE per vincerlo

Ogni mattina, appena svegli*, scrivi di getto per 15 minuti, senza pensare e senza staccare la penna dal foglio, ciò che ti viene in mente circa l’episodio di abuso (non necessariamente di tipo sessuale, come abbiamo specificato sopra). Non preoccuparti di dargli un senso, non soppesare le parole che usi e nemmeno i nessi che si creano tra di loro. Scrivi liberamente, senza censure. Appena finito, gira pagina e scrivi – con la stessa modalità – quali sono e quali sono state le risorse interiori che ti hanno permesso di salvarti.  Svolgi l’esercizio per 30 giorni. Sempre allo stesso modo.  Poi scrivici – se ne senti la necessità – e ci confronteremo insieme (non dovrai mostrarci ciò che hai scritto, non sarà necessario, a meno che non sia una tua esigenza).


ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA Veronica Barsotti, docente, formatrice, autrice, blogger.

 

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Oltre lo specchio del pensiero: l’importanza della prospettiva (e un esercizio)

Le parole sono nuove: nascono quando
in aria le lanciamo in cristalli
di delicate e dure risonanze.

Siam simili agli dei, quando inventiamo
nel deserto del mondo questi segni
come ponti che abbracciano distanze.

J.Saramago

Scipta manent, lo sappiamo. Le parole scritte sono pietre, sono solide, a volte sembrano minacciose e indelebili come l’inchiostro che le crea, altre si ammassano alla bocca dello stomaco. Eppure le parole scritte sono le ali più efficaci per staccarci da noi stessi e osservare noi e gli altri da un’altezza privilegiata. E poi tornare a noi, ma con occhi nuovi.

In molte culture la scrittura è considerata un atto magico, lo scrittore antico era spesso anche un capo spirituale, in grado di dialogare con le divinità e di farsi portavoce dei loro messaggi.

Anche noi abbiamo le nostre divinità. Vivono dentro di noi e le loro richieste non sono sempre comprensibili. I significati delle nostre azioni e dei nostri pensieri sono nascosti a noi stessi, confusi. La nostra mente ama giocare coi riflessi, le ombre e le paure.  Per questo scrivere è un modo di riappropriarsi del mondo interiore e di quello che ci circonda, di eventi dolorosi, di amori fugaci che hanno graffiato in profondità.

È importante tenere a mente – e questo è un aspetto che emerge sempre con una certa prepotenza durante i laboratori di Scrittura Nuda – che il ricordo non è MAI la rappresentazione esatta degli eventi per come si sono effettivamente svolti, ma una RIELABORAZIONE, opera delle nostre sinapsi. Per questo motivo, ad esempio, in una relazione d’amore finita male, ci sono sempre due versioni che non collimano tra di loro. E la scrittura ci aiuta a mettere ordine, perché visualizzare è già l’inizio di un processo di rimise en ordre.

Lo sanno bene le ultime partecipanti al nostro laboratorio sulle Relazioni d’amore, che si è svolto a Lucca un paio di settimane fa. Scrivere ci mette davanti alla nostra capacità di “Rigirarsi le frittate”, ovvero di raccontarsela  e di credere che la nostra opinione del momento sia l’unica prospettiva possibile e che sia immutabile.  Siamo bravissime a trovare alibi laddove non servono e a massacrarci senza nessuna pietà.

Il confronto degli elaborati scritti con il gruppo è prezioso:  la voce degli altri ci coccola e ci chiede, senza mai essere giudicante; ma soprattutto ci ASCOLTA. E non è un caso se nella lingua sumera la parola “orecchio” significa “saggezza”. Ogni gruppo è diverso e speciale. Questo ultimo è stato particolarmente curativo. Era composto da donne di età diversa e diversa formazione. Ognuna d loro era lì per motivi diversi. Che emozione è stata, veder emergere una sorellanza autentica e protettiva tra la partecipanti, un rapporto temporaneo eppure così forte; difficile da spiegare a chi non era presente. Quello che ho visto io, dalla mia comoda postazione di Osservatrice Non Partecipante è stato il cambio di prospettiva sulle aspettative, le necessità per le quali avevano deciso di partecipare al laboratorio e anche le riflessioni.

Per questo motivo, abbiamo deciso di regalarvi questo esercizio.


Esercizio: lettera doppia.

Materiale: carta e penna o un foglio digitale (anche se noi preferiamo la carta e la penna perché attivano maggiormente ricordi, riflessi e coinvolgono più aree del cervello).

Esecuzione: pensa al torto più grande che pensi di aver subito in una relazione (può essere riferito a una coppia di amanti, ma anche a una coppia genitore-figlio, tra fratelli e così via). Scrivi una lettera in cui ti sfoghi e manifesti il tuo punto di vista. Non pensare allo stile, lascia che emerga in tutta la sua purezza. Dopo averla scritta, lasciala riposare un giorno o due. A quel punto rileggila. Dopo di che rimettila via. Adesso sei l’accusat*. Sta a te difenderti e dire la tua. Puoi giustificare le tue azioni e spiegare, ma anche manifestare disappunto, rabbia, tristezza. Confronta le tue lettere e scrivine una terza. Adesso sei il giudice di un processo che si trova a mediare tra i due imputati.

Cosa è venuto fuori da questo carteggio? [Se ti fa piacere, puoi anche condividerlo con noi, sia mandandoci una email che commentando questo articolo].


Emergono sempre parole impreviste, riflessioni che non credevamo avremmo mai potuto elaborare. E invece la scrittura smuove, scava, butta all’aria.

Non è una passeggiata semplice, ma il viaggio è stupendo e si svolge in sicurezza.

Ti aspettiamo al prossimo laboratorio. A Torino, il 3 Dicembre.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA Veronica barsotti, docente, formatrice, autrice, blogger.

Le Relazioni della nostra vita. Perchè scriverne?

Scrivere è come attenderti. Rende meno amara la tua assenza.
Alessandro D’Avenia, “Cose che nessuno sa”

Non tutte le storie d’amore hanno la fortuna di finire nel migliore dei modi o di non finire.

Spesso quello che ci rimane è un dolore che non riusciamo a raccontare a nessuno, neppure a noi stessi. Il dolore di quello che avremmo voluto vivere e non abbiamo vissuto, di quello che avremmo voluto accadesse e non è accaduto. Un dolore che si nutre della nostra delusione, della nostra ferita amorosa che spesso, a sua volta, nasce da qualcosa che ci feriva già prima, storie che hanno a che vedere con il nostro passato, non solo di coppia.

Non lasciamo che il dolore abbia la meglio, possiamo decidere di imparare attraverso quello che proviamo, qualcosa di prezioso su di noi.

Possiamo trasformare un capitolo della nostra vita in un posto migliore, che non ci faccia più nè male, nè paura.

Molti amori avrebbero molto da insegnarci anche quando finiscono, anzi, impossibilitati a vivere il “per sempre” che vorremmo, è proprio da alcune storie che abbiamo vissuto che possiamo trarre insegnamento per amare meglio, per amarci meglio. Sono incontri che nascono come una magia del momento ma poi non trovano come andare avanti.

Non c’è niente di sbagliato, solo non si hanno le risorse per portare avanti la relazione e allora è bene troncarla prima che si logori anche il bello che c’è.

«Sai che penso?
Che quando due se vonno bene,
non è colpa de nessuno.»
Giancarlo De Cataldo, “Romanzo Criminale”

Quando però capita di vivere una relazione o ci si prepara a costruirne una nuova, è bene prendersi del tempo. Scrivere in questi casi è di molto aiuto. Per conoscersi e comprendere se davvero abbiamo abbastanza spazio a disposizione per una persona nuova nella nostra vita, se possiamo dirci liberi da tutte quelle aspettative magiche che potrebbero poi appensantire l’incontro, liberi dai “fantasmi” amorosi del passato che finiscono, troppo spesso, con l’avvelenare l’amore che potrebbe esserci.

Dedicare del tempo per comprendere come viviamo le relazioni e cosa ci aspettiamo dalle persone che amiamo è fondamentale.

Il prima nelle storie è fondamentale. Perchè, se non ha nulla a che fare con il nuovo incontro in sé, è di basilare importanza per chi ha voglia di incontrare un amore, chi intende aprirsi alla sorpresa di una nuova coppia.

Incontrarsi in modo nuovo, scrivendo delle proprie relazioni, imparando a guardarsi con occhi diversi diventa una maniera di sentirsi più sicuri di quello che si prova, di fare i conti con le esperienze vissute, provando a non appensantire il futuro con attese e aspetattive che quasi mai, per come le immaginiamo, possono essere rispettate.

Incontrarsi su carta, leggersi, aiuta a ridefinire la dimensione mitica dell’idea di coppia.

Quella stessa dimensione che spesso finisce con il rendere difficile la resistenza della coppia stessa, perchè la carica di attese eccessive, non relative alla persona che si ha davanti ma legate a quello che sta dietro di noi. Lasciar andare certe zavorre, ci restituisce in fretta un passo svelto e leggero e la possibilità di godere  meglio degli incontri che la vita ci propone. Senza sottolineare che, se invece ci aggrappiamo alla nostra zavorra personale, diventa quasi impossibile costruire un vero incontro, perchè il peso che portiamo non ce lo permette.

Scrittura Nuda ha creato uno spazio dove ci si possa dedicare a pensare al proprio modo di amare, di entrare in relazione, di ringraziare quello che abbiamo vissuto e prepararci al nuovo. Certamente non è l’equivalente di un lavoro profondo su se stessi, ma un primo approccio alla scrittura come strumento di conoscenza di sé e come possibile primo passo a raccontarsi in modo nuovo, potendo sorridere a quello che si scopre o a conferma della propria idea di relazioni, coppia, amore.

Credo sia questo il vero amore: avere l’impressione di stare al centro della propria vita, non ai margini. Nell’angolo giusto. Senza avere bisogno di sforzarsi per piacere all’altro, restare se stessi.
Katherine Pancol, “Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì

Scrivere ci permette di capire cosa amavamo e perchè amavamo in quel modo.

Scrivere ci aiuta ad andare avanti. A cogliere quello che possiamo fare nostro, lasciar andare quello che non ci appartiene più. Capire come amiamo, ci rende possibile amare di nuovo. Amare meglio.

 

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

 

Quando si scrive l’Amore – Scrittura relazionale

“[…]non puoi capire il favore che mi fai, che le riporti tutto indietro.”

Lo capivo invece […]

La gente è disposta a pagare […] se può evitare il dolore, è disposta a pagare pur di non guardare in faccia il fallimento. Ludovico aveva detto una frase importante: nella sua ottica io stavo riportando tutto indietro. Fu allora che compresi l’enorme valore simbolico della restituzione quando due persone si lasciano.

Vins Gallico “Final Cut”

Le prime parole che scriviamo, sono spesso parole d’amore.

Amore per un genitore, per un animale domestico, un amico, un fratello, Babbo Natale. Impariamo a scrivere per dare un nome e una forma a quel sentimento che proviamo dentro, per capirlo, per imparare a vivere con quel meraviglioso segreto che è amare.

Scrivere e Amare quanti punti di contatto hanno?

Quando si mette mano alla penna, specie se siamo nell’età dei primi innamoramenti, è per NECESSITA’. Spesso per la necessità di non esplodere, scrivere mille volte la stessa frase, che sia un timido TVB o un sonoro TI AMO con tanto di cuoricini sulla I, è il modo che troviamo per tenere sotto controllo le nostre forti emozioni. Vogliamo sentirci amare e sentire la vita che ci scorre dentro nel provare quell’emozione così piena, così strana, così potente. E sappiamo bene, quanto quel potere possa essere positivo o farci stare malissimo. Allo stesso tempo, quando una relazione finisce, spesso è alla carta che affidiamo i nostri pensieri, il dolore della rottura, le lettere agli amici o alla persona amata, per cercare di capire, per rimettere insieme i pezzi, per fare ordine nel disordine dei sentimenti.

Come le relazioni che intessiamo con gli altri, specie se amorose, specie le prime, hanno un peso significativo sull’idea che costruiamo di noi stessi, su quello che penseremo di noi, su quello che crederemo di valere.

Quando si parla d’amore e di relazioni, nei Laboratori di Scrittura Nuda, la temperatura emotiva si alza sempre. Perché l’amore, in tutte le sue forme, diventa facilmente fonte di riflessioni su come guardiamo alla nostra vita. Come amiamo, chi scegliamo di amare, quanto riusciamo a costruire con chi amiamo, quello che resta nostro dopo una rottura, sono tutti elementi fondamentali nel delicato quadro della nostra vita. Ogni gesto d’amore, fatto o ricevuto, una nuova pennellata. 

Scrivere dell’amore vissuto, significa scrivere di come noi lo abbiamo vissuto e fatto nostro. Significa avvicinarsi, molto più di quanto si creda, a noi stessi, ancor più che alla persona amata. Per questo scrivere di amore e relazioni, traccia un ritratto di noi stessi e ci permette di conoscerci, attraverso le emozioni provate, piacevoli e spiacevoli che siano state.

Condividere poi quello che abbiamo scritto, ci permette di sentire l’empatia degli altri, di perdonarci alcune debolezze, di riconoscere l’umanità delle nostre emozioni, accogliendo anche quelle sensazioni difficili, come la mancanza, che ci appesantiscono il passo. Spesso, negli incontri di scrittura dedicati alle relazioni, si parla di quelle terminate, l’obiettivo e fare in modo che anche le emozioni spiacevoli, una volta scritte, possano trovare un loro posto a tavola, che sia possibile arricchirsi e imparare dando un significato a quanto si è vissuto anche se racconta di un amore finito. Prendiamo con noi l’eredità di quella storia, crescendo e facendo spazio per il futuro.

Ma scrivere l’Amore è anche imparare ad esercitare la bellezza di questo sentimento, per esempio scrivendo lettere d’amore, valide ed emozionanti anche ai tempi dei Social, dove possiamo trovare le parole giuste per comunicare a chi amiamo, i nostri sentimenti, ricordandoglieli o svelandoglieli ancora più chiaramente. Un esercizio che rinforza e riempi di gratitudine noi e chi riceve poi le nostre creazioni.

[…]Noi pensiamo allo stesso modo. Leggiamo le nostre menti. Sappiamo ciò che l’altro vuole senza chiedere. A volte ci irritiamo un po’ l’un l’altro. Altre volte, forse, ci diamo per scontati. Ma di tanto in tanto, come oggi, penso a tutto questo e mi rendo conto di quanto sono fortunato a condividere la mia vita con la più grande donna che abbia mai incontrato. Sei ancora affascinare e mi ispiri. Mi incoraggi al meglio. Sei l’oggetto dei miei desideri, la prima ragione della mia esistenza sulla Terra.

Lettera scritta dal musicista Johnny Cash

per i 65 anni della sua amata June Carter, il 23 giugno 1994.

Scrivere d’amore  è arricchirsi, perché in questo sentimento sono moltissime le emozioni che trovano casa. Farlo insieme ad altri diventa un modo per capire il nostro modo di amare, affrontando anche gli aspetti delicati e dolorosi, certamente, esercitarci nel dare spazio a quello che proviamo, con carta e inchiostro, è sempre una belle occasione per innamorarci di noi stessi e non farci mancare mai il nostro stesso supporto.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

Come fosse La Prima Volta – Scrittura degli Inizi

 

Il verbo adatto alla gioia: cominciare.
Peter Handke

 

La bellezza degli inizi è innegabile. E’ facilissimo averne riprova, proviamo a rammentarle insieme? La prima volta che siete saliti su una bici, la prima volta che avete baciato, la prima volta che avete volato o visto nascere una vita. Le ricordate? Molto probabilmente si. E insieme all’immagine, sale in fretta alla mente la sensazione emotiva che vi è legata. Allegria, malinconia, tristezza, rabbia, paura, gioia. Sono tutte emozioni importanti per la nostra crescita e consapevolezza.

Per questo è bene tenerle a mente. Attraverso la scrittura è possibile lavorare su diversi aspetti della memoria, coinvolgendo le emozioni che in determinati ricordi sono conservate. Infatti, possiamo, non solo dare voce ai ricordi rievocandoli ma riportare al presente l’emozione che a questi è legata e renderla più nostra, presente, o elaborata, quindi libera di lasciarci (e noi di farci lasciare).

 

Il PRIMA è l’inizio di ogni DOPO

L’entusiasmo con cui ci affacciamo ad una nuova esperienza è una carica che ci arriva dritta al cuore. Scrivere ci aiuta a tornare a quella carica, a ricordare l’energia che abbiamo dentro di noi quando siamo in procinto di vivere un momento per noi nuovo.

Esempio. Pensiamo di non poter più provare l’entusiasmo che sentivamo la prima volta che siamo usciti di casa da soli per fare una commissione. Ma quell’entusiasmo è ancora lì. Proviamo a scrivere come ci sentivamo. Cosa era successo quel giorno, cosa sentivamo in quel preciso momento. Un misto di adrenalina e tensione, un solletico pieno di entusiasmo a scoperta. Cosa significava per noi quel momento?

Allo stesso tempo, tornare a prime esperienze anche non del tutto gradevoli e ben riuscite, ci permettono di prendere appunti per quelle che verranno dopo. Possiamo costruire un dopo migliore partendo da un prima negativo.

Esempio. Il primo colloquio di lavoro andato male, cosa è successo? Prima di tutto: come ce lo raccontiamo? Proviamo a scriverlo, in soli 5 minuti, di getto. Dopo averlo fatto, rileggiamo. Ora proviamo a farci delle domande (se ci sono persone intorno di cui ci fidiamo, proviamo a vedere a loro che effetto fa il nostro “racconto”). Stiamo dando la colpa a qualcuno? Per esempio, da quanto abbiamo scritto, l’intervistatore risulterebbe prevenuto. Ma è stata davvero tutta colpa di chi era di fronte e noi o abbiamo giocato un ruolo fondamentale nel come sono andate le cose? Come ci eravamo preparati? Che emozioni sentivamo? Ci sentivamo davvero pronti? Era il lavoro che sognavamo? Siamo andati spinti da qualcuno? Cosa avrà pensato di noi il reclutatore? Sono tutte domande che possono aiutarci a capire meglio cosa sia accaduto, non per farne un thriller da risolvere, ma per comprendere come abbiamo costruito la nostra verità in merito.

Gli INDIMENTICABILI INIZI

Nell’estate 2016 usciva questo articolo su Focus che riportava i risultati di una piccola indagine legata alla campagna social #PrimoMorsoDay, giornata, commerciale, dedicata alle prime volte indimenticabili. Su 4500 italiani, attraverso l’analisi dei loro pareri (metodologia WOA cioè, appunto, Web Opinion Analysis) monitorati online, si è scoperto quali sono le “prime volte” indimenticabili per gli italiani. Riporto in seguito, come da articolo, la TOP TEN:

1) IL PRIMO AMORE

2) LA NASCITA DEL PRIMO BAMBINO

3) LA PRIMA VITTORIA

4) IL PRIMO MORSO A UN NUOVO CIBO

5) IL PRIMO VIAGGIO SENZA LA FAMIGLIA

6) IL PRIMO MATRIMONIO

7) IL PRIMO BACIO

8) LA PRIMA MACCHINA

9) LA PRIMA VOLTA ALLO STADIO

10) IL PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Senza soffermarci sull’iniziativa, non c’è dubbio che sono tutti momenti a ragione importanti nella vita di ognuno. Lavorare sulle prime volte, ci sofferma sugli inizi dell’esperienza consapevole, momenti che hanno contribuito a costruire la nostra identità. Sono momenti in cui abbiamo realizzato un progetto (la macchina, andare allo stadio etc) legato alla libertà come alla passione.

Chiudi gli occhi
immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza
si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora
N. Fabi “Costruire”

Le prime volte disegnano la nostra  vita, il nostro percorso come persone libere di essere, che cercano di essere indipendenti, autonome, amate. Scrivere su questi singoli aspetti, ci riporta a una immagine di noi più consapevole e reale e restituisce anche valore alle nostre scelte quotidiane, che forse nel tempo hanno perso di forza emotiva (non guidiamo più come facevamo allora quel vecchio catorcio di seconda mano, magari di una vecchia zia, che però per noi voleva dire  l i b e r t à !).

La prima volta ha sempre un posto importante nei nostri laboratori.

Molti esercizi su cui abbiamo lavorato, sono il frutto della riflessione sul potere della “Prima Volta che…”

Perchè nella “prima volta” risiede un potere particolare. In quel primo slancio verso un futuro che non si conosce, trova posto il meglio di noi, il sogno di quello che vorremmo, il desiderio di farcela, la paura che ci stimola ad andare avanti, il timore di quello che non si conosce e la consapevolezza di voler rischiare per arrivare dove vogliamo. Come potremmo non dare voce a tutto questo? Dal primo bacio al primo viaggio in aereo, le prime volte ci costruiscono e da loro possiamo imparare molto, per questo meritano attenzione.

Senza dimenticare che però, dopo il primo passo, il nostro viaggio deve andare avanti.

 

 

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

Il quaderno per i miei ricordi di mamma

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Pier Paolo Pasolini

Non ho una grande memoria. Il mio cervello, soprattutto, confonde le date e falsa i piani temporali. Quasi ogni evento che mi riguardi è categorizzabile in passato prossimo e passato remoto e presente. Già, perché il futuro non posso controllarlo e mi mette ansia. Ma questa è un’altra storia.

Tornando al tema dell’articolo, sono costretta ad ammettere che questa forma di amnesia coinvolge anche i ricordi con i miei figli. Ho sempre provato una sincera e benevola invidia per quei genitori che rammentano esattamente a quanti mesi il proprio figlio ha pronunciato mamma o papà, hanno impresso a fuoco il giorno in cui si è staccato dal bracciolo del divano per compiere i fatidici primi passi o il momento in cui il primo dente ha fatto capolino in quell’adorabile bocca tutte gengive e sorrisi.

La mia mente raccoglie e conserva immagini, odori, sensazioni, emozioni e suggestioni. Ma raramente colloca, appunto, gli aneddoti e i fatti nel tempo. Non avendo ancora trovato un rimedio efficace alla mia mente volteggiante, sono corsa ai ripari.

Per ognuno dei miei due figli ho creato un quaderno della memoria.

Ci scrivo da quattordici anni. Per il maggiore ho iniziato al momento della nascita, ho appuntato il peso e un sacco di prime volte: la prima poppata, la prima pappa, le parole buffe, i denti, la prima volta che è andato in bicicletta senza le rotelle (lui non lo sa, ma persino la prima cotta 😛 ). Non lo aggiorno con regolarità e sicuramente qualcosa ho scordato (strano, eh). Per la secondogenita ho iniziato prima, negli ultimi mesi della gravidanza.

Ogni tanto leggo loro qualcosa e, almeno, sono stata in grado di soddisfare la curiosità sui periodi della vita di cui non hanno memoria.

Ultimamente sto anche pensando di mettere in bella questi quaderni  e aggiungere foto e decorazioni.

Dato che il problema di tutti è sempre la mancanza di Tempo, Marzia ed io abbiamo pensato di inserire la creazione del Quaderno del Ricordo Paffuto come ultimo esercizio all’interno del Laboratorio dedicato alla maternità, un percorso di scrittura dedicato a tutte le mamme, da quelle ancora pancia-munite a coloro che hanno figli grandi.

Sarà un’esperienza bella ed arricchente poter creare anche il proprio quaderno tutte insieme! (Ovviamente sono ben voluti anche i padri!).

P.S.

Lo sai che ad ottobre torniamo con tante nuove proposte laboratoriali? Oltre a quello base, ce ne saranno di tematici (tra cui quello sulla maternità, ma anche sulle relazioni ed altri), i weekend fuori porta – in cui coniugare relax e scrittura e anche gli incontri individuali dove potrai scegliere tra Marzia e me e anche la sede che ti è più comoda (Torino con lei – Lucca o Milano con me).

Trovi tutti i dettagli QUI e se hai domande: SCRIVICI!

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA Veronica barsotti, docente, autrice, BLOGGER.

 

La scrittura per affrontare un lutto

Sfogliavo pigramente la mia dose di informazioni online quando mi sono imbattuta in questo articolo di Concita De Gregorio (QUI).

La giornalista e scrittrice pubblica una testimonianza toccante: è la lettera di Maurizia, scritta a tre anni dal suicidio del marito. Quando l’assenza diventa presenza, quando il dolore diventa solido perché indigeribile e invivibile, ecco che la scrittura ci viene incontro.

La penna diventa uno dei pochi appigli che ci permette di non perdere noi stessi – la scrittura medicina, come la definisce efficacemente la De Gregorio – ma anche di non lasciar affievolire il ricordo della persona cara “Mauro aveva belle mani, abituate solo ad accarezzare i suoi amati libri e sfogliare i miei capelli. Ora faccio fatica a ricordarle…” o dei momenti condivisi, quei rituali apparentemente insignificanti che ci sostengono nella malinconia “Mi restano le nostre abitudini: il supermercato al giovedì.”

In questa lettera affidata ad una rubrica, Maurizia sa che le sue parole hanno un destinatario. Nelle orecchie di chi ci ascolta, così come negli occhi di chi ci legge con empatia e senza alcun giudizio, c’è sempre una mano tesa, un angolo protetto in cui abbandonarsi alle lacrime sapendo di poter ricevere un conforto, foss’altro nell’aver con_diviso parte di un fardello impossibile da portare da sola “Grazie di aver ascoltato la mia piccola storia. Le parole curano. Grazie”.

A differenza della scrittura diaristica in cui chi scrive è completamente rivolto verso se stesso (con le dovute specificità, ovviamente – c’è chi scrive sperando di essere letto, di lasciare una traccia, una memoria e chi invece morirebbe se sapesse che lo spazio intimo delle proprie pagine è stato violato) nella lettera il destinatario svolge un ruolo determinante: c’è qualcuno in ascolto.

E quello stesso ruolo lo troviamo all’interno dei gruppi, che svolgono non solo una funzione di cuscinetto, ma svolgono anche il ruolo di corpo pensante ed empatico che partecipa, consola e soprattutto accoglie.

Non isolarsi e confrontarsi è fondamentale anche e soprattutto nelle situazioni dolorose dell’esistenza, perché ci consente di ricomporre il nostro Io, così duramente messo alla prova dagli eventi.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA Veronica barsotti, docente, autrice, BLOGGER.

 

 

Volevo Essere Bionda. A Milano per la prima uscita da scrittrice di Veronica

Chi si ferma è perduto. Si dice. E infatti noi, qui, non ci si ferma per niente. Anzi.  Si corre, anche quando sembra che tutto sia immobile. Anzi, ancora di più in quei momenti, dentro, si sta correndo una grande maratona.

Tutto questo per dire che in questi mesi, di riunioni sui prossimi progetti di Scrittura Nuda, di telefonate, di sogni su cosa potremmo organizzare, ne abbiamo fatte tante. Ma poi la vita ci mette il suo e se non è la vita è una casa editrice. Nel nostro caso si tratta della DO IT HUMAN Editori  che ha dato alle stampe proprio da pochissimo, il libro di Veronica, la nostra Barsotti, l’altra parte di SN, insieme a me, che scrivo qui per raccontarvi il bello di avere una socia felice.

Solo qualche giorno fa, a Milano, è stato possibile stringere tra le mani le prime copie del libro di Veronica e ascoltare le sue parole, tra emozioni e battute, intorno alla sua avventura di scrittrice, in una avventura la sua che di carta, penna e biografia si è nutrita non poco.

Si chiama “Volevo essere Bionda” (2017) ed è una piccola grande storia, che racconta come le cose non sempre sono facili, belle e semplici, ma ne vale comunque la pena. Perché nonostante le complicazioni del caso, la vita riesce a stupire e diventare da grigia a fantastica, riscoprendo se stessi e la meraviglia quotidiana delle piccole cose.

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Veronica alla presentazione del suo libro a Milano 23 giugno 2017 

 

Abbiamo parlato molto, nei nostri incontri dall’inizio di Scrittura Nuda, della bellezza e dell’importanza di scrivere per stare meglio, per fare ordine, per riprendersi le proprie emozioni, i propri desideri, a volte la propria vita. Il libro di Veronica, ci illustra come, pur romanzando il giusto, la vita, con le sue difficoltà, possa essere vissuta pienamente, sorridendo anche dopo, prima e a volte durante le lacrime. Scrivere di sé per raccontare una storia che non è più solo di chi la scrive, ma in questo caso anche non poco di chi la legge. 

Per chi avrà il piacere di comprare il libro, di certo sarà una bella sorpresa scoprire la vita di Arianna, la protagonista del romanzo, e intanto capire qualcosa in più della propria, facendo chiarezza su tanti aspetti della vita, dall’amore al sesso, dal lutto di una storia che finisce al bello di tornare a casa dai propri affetti più cari, senza mai dimenticare la gioia di essere mamma e la voglia di essere se stessa. Il tutto sorridendo con una tazza di caffè in mano ( e se vi viene voglia di capire meglio la trama, sarà il caso di comprare il libro n.d.b.)

Ora che il libro è uscito, non ci resta che ri-metterci al lavoro.

I nostri progetti autunnali sono pronti, le date ci sono, le idee anche, ci serve solo quell’ultimo slancio, nonostante il caldo, per arrivare alla tastiera e premere INVIO e avere la possibilità di lavorare insieme per rendere questo nostro progetto di scrittura autobiografica ancora più grande.

Noi ci siamo, e voi? 


Approfitto di questo spazio per fare alla mia Socia Veronica ancora i miei auguri per la sua creatura di carta e parole. Io la mia copia ce l’ho e l’ho già letta, spero lo faranno in molti. Marzia C.

Scrivere Liste – Una forma d’arte per star bene

C’è meno disordine nella natura che nell’umanità.
Edgar Morin

La nostra mente è un grande archivio. Avete presente il film “Inside Out”? Questa piccola meraviglia di animazione Disney (2015), ci fa fare una passeggiate nella mente di una ragazzina e noi vediamo come, lì dentro, tutto è catalogato, diviso per emozioni, per importanza, per momenti. Ecco, noi funzioniamo così. Cerchiamo di dare ordine alle informazioni in modo che queste ci causino meno complicazioni. Il caos, pur necessario e creativo, non può essere l’unico presente dentro di noi, per poter ritrovare una direzione, arriva il momento di fare ordine.

Cosa di meglio di una Lista per fare ordine dentro di noi?

In Giappone, da qualche tempo, è nata una vera e propria “listomania”. Sono tutti presi dalla bellezza pulita delle liste. Liste per qualunque cosa. Certamente il Giappone è un paese meno caotico e disordinato dentro e fuori di quanto non lo sia il nostro, eppure, l’arte della lista non ci è indifferente. Anche in Occidente si sta imparando ad amare la lista. Non più solo quella della spesa, ma liste buone per tutto.

Ma pensiamoci. Perchè facciamo la lista prima di andare a fare la spesa? Ecco la lista dei motivi:

  • Fare chiarezza tra cose importanti e non
  • Non perdere tempo per ricordarci cosa ci serve nella confusione del supermercato, magari arrivando di corsa, dopo un giorno di lavoro e con i bambini che propongono ognuno la sua idea di “cena perfetta”
  • Fare in modo di non comprare cose inutili, concentrarci sull’essenziale
  • Organizzare la cena, il pranzo, la nostra vita alimentare in maniera equilibrata
  • Non dimenticare qualcosa di fondamentale che fatichiamo a tenere a mente
  • Ricordare che abbiamo a cena persone con bisogni alimentari speciali
  • Evitare di comprare solo quello a cui siamo abituati (e probabilmente abbonda nelle nostre cambuse alimentari) etc etc etc …

Ecco. Le liste hanno questo compito. Fare chiarezza e semplificare ed è un’arte che è bene imparare a coltivare. Se volete un testo che vi accompagni in questa arte, vi propongo il piccolo manuale “L’arte delle liste” scritto dalla giornalista e scrittrice francese Dominique Loreau (2012, ed.Vallardi) che, neanche a dirlo, si è trasferita da tempo in Giappone e a cominciato a pensare che “meno è meglio” e per arrivare al meno, le liste sono state un ottimo alleato.

Le parole sono come la dimora in cui abitiamo: usiamole quindi con la stessa cura e lo stesso amore per poter conservare traccia di tutte le piccolezze di cui è intessuta la nostra vita.

Domenique Loreau

L’arte del poco, dagli Haiku alle liste

Viviamo intossicati dal troppo e questo finisce con farci perdere di lucidità. L’aiuto della cultura zen in questo non è da sottovalutare. L’arte del poco arriva da loro, dalla loro attenzione alla meditazione, alla concentrazione, al lasciare andare quello che non serve. Non per niente, sono stati i creatori degli HAIKU, una delle forme poetiche più semplici ma toccanti che possiamo trovare, che hanno sapute appassionare poeti di tutto il mondo, tra cui i nostri Ungaretti e Quasimodo. Nati nel diciassettesimo secolo, questa forma di arte poetica rappresenta il nucleo dell’idea di essenziale.Si tratta di tre versi costituiti in totale da 17 more secondo lo schema 5-7-5, una metrica classica che si usa sempre uguale.

Un esempio di haiku è quello che segue di  Kobayashi Issa (1763-1827):

Mondo di sofferenza:
eppure i ciliegi
sono in fiore.

Dalla semplicità di queste pur potenti composizioni poetiche, segue la capacità di diventare essenziali nel redigere e scrivere liste. Un modo anch’esso poco invadente per fare ordine e ricordarci le nostre priorità.  Una maniera poco invadente di stimolare la nostra creatività facendo ordine.

Finiamo con il semplificare il mondo in cui viviamo per definirci

Quindi, in sintesi, imparare a fare le liste ci permette di semplificare, semplificare ci permette di togliere il superfluo che ci appesantisce di concentrarci sui nostri obiettivi più importanti. La lista ci aiuta a gestire il nostro tempo senza perdere energie e minuti, ore importanti. Inoltre, il piacere di rileggere le nostre liste passate finisce per avere su di noi la stessa forza di leggere un vecchio diario. Con meno parole e meno spazio occupato.

Scrivere anche in questo caso è un aiuto a renderci più protagonisti di quello che facciamo, a scegliere con più chiarezza cosa è importante e cosa no.

Quali liste sono possibili? Qualunque lista possa esserci utile

Cosa possiamo mettere in lista un punto dopo l’altro? Qualunque cosa sia necessario.

Per esempio come occupare al meglio il nostro tempo, cosa vogliamo raggiungere e in che tempi, cosa fuggiamo e quindi cosa non dobbiamo più fare a noi stessi ma anche i  libri da leggere nei prossimi mesi come appunti sulla nostra vita personale, vita sociale, desideri compresi.

Possiamo fare una lista dei comportamenti che vogliamo allenare in merito ai tempi più disparati, nel rispetto dell’ambiente, degli amici, di noi stessi.

Con ordine, affronta il disordine; con calma, l’irruenza. Questo significa avere il controllo del cuore.

Sun Tzu

Man mano che troviamo i nostri argomenti riusciamo ad alleggerire e chiarire le nostre idee. Dare forma e mettere ordine per liberarci di quanto non ci occorre. Possiamo scoprirci crescere facendo liste.  Noi stesse, qui a Scrittura Nuda, stiamo lavorando a degli esercizi sul tema.

ARTICOLO A CURA DELLA DOTT.SSA MARZIA CIKADA, PSICOLOGA, PSICOTERAPEUTA, BLOGGER.

 

 

RDM – La Pizza di Maddalena

Ricette della Memoria

La Ricetta della Pizza

Ingredienti per un po’ di persone.

Farina – in quantità variabile
Lievito di birra – poco
Acqua calda – quanto basta
Sale – un pizzico

Per la farcitura: alimenti a fantasia

Per la preparazione.

Preparare l’impasto mescolando i vari ingredienti e lasciare crescere
finché casa non si popola. Preriscaldare il forno, stendere l’impasto e
lasciare agli altri la libera farcitura.
Cuocere quanto basta.
Da mangiare appena si è tutti, a piacimento calda o fredda.
Buona anche nei giorni a seguire.

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